Molinari incontra i giffoner: “L’informazione deve puntare sulla qualità Clima e digitale le grandi sfide del presente”

I cambiamenti climatici e i diritti digitali. Il ruolo dell’informazione, le giovani generazioni, i doveri della politica. Maurizio Molinari costruisce il “timone” di un incontro denso di contenuti con i ragazzi della sezione Impact di #Giffoni54. Il direttore di Repubblica, intellettuale raffinato e brillante saggista, presidia e attraversa in poco meno di un’ora quella “illusione della distanza’ che il Festival ha deciso di raccontare in questa edizione e che solo chi – come lui – ha robusta memoria da giornalista e acuta sensibilità  da lettore della realtà, sa svelare e percorrere allo stesso tempo. “Siamo in una fase di accelerazione della storia” esordisce nella Sala  Blu della Multimedia Valley. “Dal passato abbiamo ereditato diritti importanti da conservare. Penso alle battaglie per l’aborto, alle lotte sindacali per il lavoro e i lavoratori. Davanti a noi, adesso, c’è la tutela dei diritti delle nuove generazioni. Sono diritti digitali e climatici.  E’ una sfida anche per il mondo dell’editoria.  E’ una sfida intellettuale, e uno specifico bagaglio culturale, dello stesso giornale che sono chiamato a dirigere”.  Il numero uno è generoso nelle esposizioni e si confronta con piacere con le domande dei giffoner. Lo stato di salute del pianeta finisce in prima pagina nella discussione:  “È un tema che riguarda la vita delle persone e il mondo dell’informazione ha il dovere di occuparsene con serietà e responsabilità. In che modo, ad esempio, vengono costruiti gli edifici nella nostra nazione?”. La domanda non resta appesa nel vuoto. “Su quattordici milioni di case” aggiunge subito dopo “ben otto milioni sono state realizzate dopo la seconda guerra mondiale e, di queste, la metà risulta costruita male. E’ una questione drammatica. Bisogna mettere in campo una nuova politica del territorio”. Per il giornalista romano occorre rivedere anche i percorsi di studio: “Le tematiche ambientali devono entrare strutturalmente nel linguaggio scolastico così da stabilire da subito un rapporto di familiarità con i bambini e i ragazzi. All’Università, poi, sarebbe opportuno approfondire il diritto delle acque creando preziose professionalità”. Molinari fa presente che parlare di diritto delle acque significa per prima cosa  parlare di diritto all’acqua. “Nel 2024” tuona con disappunto “ci sono ancora ospedali che non possono garantire la dialisi proprio a causa della mancanza di acqua”. Dai cambiamenti climatici ai diritti digitali. Il direttore di Repubblica entra nell’attualità: “Oggi i beni e i servizi più preziosi sono quelli scambiati attraverso la comunicazione online. La dimensione virtuale è molto presente nella nostra esistenza, al pari ormai di quella reale, ma ancora non adeguatamente tutelata. Penso al proliferare dei reati di cyberbullismo e ai furti di proprietà intellettuale che sul web sono complessi da punire. Il parlamento europeo ha effettivamente dato delle indicazioni importanti in questo senso. Adesso, però,  tocca agli stati nazionali tradurre nella realtà queste indicazioni intervenendo innanzitutto sul piano legislativo”. Dalla politica al giornalismo, con un taglio attento ai social network.  “E’ un sistema di grandissima attualità e in continuo cambiamento” osserva Molinari. “Ogni piattaforma ha il proprio linguaggio e il proprio target. Chi opera nel mondo dell’informazione, come i giornalisti, è chiamato a declinare i contenuti in maniera differente a seconda dello spazio di pubblicazione. Le tecniche di comunicazione devono essere al passo con i tempi”.  La battagliera e romantica Sara, una delle ragazze in maglia arancione di Impact, sollecita un intervento sulla questione israelo-palestinene e in particolare sulla differenza tra antisionismo e antisemitismo. “A Gaza è in corso un conflitto drammatico con cento anni di storia” afferma Molinari. “Il sionismo è il diritto del popolo ebraico al proprio risorgimento nazionale. All’inizio i pensatori sionisti erano socialisti e alcuni di essi teorizzavano la convivenza con gli arabi. Essere antisionisti, dunque, significa negare agli ebrei il diritto di avere una propria terra. L’antisionismo è antisemitismo applicato a un popolo intero. Non c’è differenza tra i due termini”.  Molinari allarga la riflessione: “Criticare le scelte politiche di un governo, come nel caso di quello israeliano, è legittimo e giusto. La metà degli israeliani non la pensa allo stesso modo del premier Netanyahu. Questo non vuol dire essere sionisti”.

Nella Sala Blu della Multimedia Valley l’attenzione è massima. Come la partecipazione. Francesco, ricci chiari e occhiali scuri, getta il cuore oltre la timidezza: “Il mondo dell’informazione dà troppa importanza alla quantità anziché alla qualità dei contenuti”. Molinari concorda: “La qualità è l’unico metodo da applicare.  I giornalisti devono assumersi questa responsabilità”. La sale applaude. L’ideatore e fondatore di Giffoni Claudio Gubitosi prende la parola: “Siamo felici e orgogliosi di aver ospitato il direttore di Repubblica”.
Un abbraccio e la promessa di rivedersi al Festival. “Non sarà l’ultima volta”. La sala applaude. Di nuovo. Fine di un incontro. Memorabile.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *