Marco Olmo: “La perseveranza ti porta a fare tutto”

Davanti agli ambassador di Giffoni Sport è arrivato Marco Olmo, storico trailrunner che ha raccontato le sue abitudini, i suoi segreti e le sue imprese: “Io ho cominciato tardi e ho avuto fortuna ad aver fatto le gare lunghe e non quelle corte. Ho anche avuto la fortuna di fare un turno di lavoro che andava dalle 6 alle 14, così la giornata cominciava alle 5 e avevo sempre il tempo di allenarmi nel pomeriggio. La mia vità è stata così e direi che ci siamo anche divertiti.” 

Marco ha anche parlato del documentario uscito su Prime che lo vede come protagonista, raccontando che però non ne è il più grande fan: “A me il mio documentario non piace tanto. Non è facile rivedersi, soprattutto perché è stato girato in un anno di crisi, il mio sessantesimo in cui credo che iniziare ad avere più fastidi ci stia.” Marco ha anche parlato della preparazione che ci sta dietro a una gara, raccontando anche l’ansia della moglie che lo segue: “Sicuramente lei ha più ansia di me perchè ha un marito che è un’atleta quindi lei ne ha molta più di me. Io corro perchè mi piace, ho fatto una gara per 22 anni senza vincere solo perchè mi piaceva. Nella preparazione i chilometri non li ho mai contati, andavo più che altro a tempo, correndo 8 ore ogni 8/10 giorni.” 

Marco ha raccontato anche le sue abitudini alimentari e non solo: “Sono vegetariano da 39 anni ma non mi sono mai informato troppo. Sull’idratazione magari mi farò dei nemici, ma ormai lo so già: tutti i sali minerali non fanno bene. In una gara si bevono anche 10 litri di acqua, ma se bevessi 10 litri di integratori ti rovineresti il fegato. Poi riguardo a proteine io non le mangio ma perchè da vegetariano mangio quello che mi piace di più.” Il Talk di Marco ha lasciato degli insegnamenti preziosissimi agli ambassador di giffoni Sport: “La perseveranza ti porta a fare tutto. La prima volta che corri due ore ti sembra eterno, poi però ti abitui e si abitua anche il cervello. E il cervello conta ma al massimo fino al 20%, il resto lo fa la macchina, cioè il mio corpo. É come nella formula 1.” L’ultramaratoneta ha anche raccontato il perché ha scelto uno sport solitario e non di squadra: “Io sono un solitario e in uno sport di squadra non avrei reso. Non avrei voluto far fare brutta figura agli altri quindi ho corso. Anche perchè è uno sport che costa poco e la mia intelligenza permetteva di fare quello. Mi sarebbe piaciuto andare in macchina e moto e partecipare alla Parigi – Dakar, però ci sono riuscito a piedi che è molto più semplice e più bello”.

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