L’incontro tra identità diverse che genera storie: “Giffoni è il luogo più vicino al futuro” “Passion Club” al #Giffoni56 con Redi, Spinelli, Lazzarini e il regista Capuano

“Il Giffoni Film Festival è il luogo che ti pone più vicino al futuro”. Parola di Giorgia Spinelli ai ragazzi della sezione #Workshop+18 che nel pomeriggio hanno assistito in #salablu alla proiezione del cortometraggio “Passion Club” con l’acting coach Anna Redi e i protagonisti Giorgia Spinelli, Lorenzo Lazzarini e il regista Michele Capuano. Con loro i ragazzi hanno potuto confrontarsi non solo sul cortometraggio ma anche sulle curiosità e tecniche della professione. Ambientato tra la fine degli anni Novanta e l’inizio dei Duemila, Passion Club racconta l’incontro tra Gianluca, un avvocato che si esibiva come drag queen con il nome di Gloria, e Aurora, una giovane guardia giurata segnata da un passato difficile. Dopo la chiusura del Passion Club, storico locale simbolo di libertà e appartenenza, Gianluca si ritrova smarrito e incapace di ritrovare se stesso. L’incontro con Aurora, anch’essa alle prese con le proprie ferite, dà vita a un legame inatteso che spinge entrambi ad affrontare il dolore, riscoprire la propria identità e immaginare un nuovo inizio. Sullo sfondo della periferia, il film esplora i temi dell’identità, dell’accettazione e della possibilità di rinascere attraverso l’incontro con l’altro. «Mi affascinava il mondo delle drag queen perché, fin da quando ero piccolo, è un universo che mi ha sempre colpito – ha dichiarato il regista – mi interessava l’idea di riuscire a essere se stessi attraverso un alter ego, quando magari il mondo non ti dà la possibilità di farlo apertamente. Volevo raccontare proprio questo. E’ la storia di due persone che stanno attraversando un momento molto difficile e che, proprio grazie al loro incontro, riescono in qualche modo a salvarsi”. Il senso del film è anche questo: la possibilità di aprirsi completamente a uno sconosciuto e, attraverso quella fiducia, ritrovare la forza di andare avanti. «Abbiamo lavorato molto anche attraverso il corpo, lo spazio e alcuni esercizi. Uno, per esempio, prevedeva due sedie una di fronte all’altra e il semplice compito di mantenere lo sguardo fisso sull’altra persona – ha sottolineato Giorgia Spinelli – se continui a guardare qualcuno senza distogliere gli occhi, prima o poi qualcosa entra davvero in contatto. Nella vita, invece, tendiamo continuamente a sfuggire lo sguardo dell’altro. Credo che sia stato soprattutto questo lavoro a creare la vicinanza tra i personaggi. Poi c’è stata anche un’intesa umana tra Giorgia e Lorenzo, e quella è una fortuna che non sempre capita».

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