L’importanza di donare il tempo: IMPACT incontra il cardiochirurgo Antonio Amodeo

A #Giffoni54, grazie alla collaborazione con AURA, questa mattina la sezione IMPACT ha avuto l’opportunità di confrontarsi con un rinomato cardiochirurgo campano, il professor Antonio Amodeo. Inoltre, grazie a questa iniziativa, un gruppo di bambini in cura presso l’Ospedale Santobono di Napoli avrà l’opportunità di partecipare al festival in qualità di giurati. L’obiettivo è di contribuire al loro benessere psicologico durante il periodo di degenza. 

L’incontro in Sala Blu ha inizio con la proiezione di un monologo interpretato dal duo comico Ficarra e Picone che narra la storia di un giovanissimo paziente a cui il dottor Amodeo ha salvato la vita grazie a un trapianto di cuore artificiale. 

«Io devo provarci sempre, anche quando ho una sola possibilità di riuscire» è questo il motto del dottor Amodeo. 

L’intervento del professore procede con il racconto, documentato con foto e video, di alcune delle storie più sorprendenti e significative dei suoi pazienti. Come la storia di Michelle, una ragazza di 17 anni che a causa di una miocardiopatia ha dovuto subire un trapianto di due cuori artificiali e a cui, successivamente, è stata amputata una gamba. Il video mostrato in Sala Blu la ritrae gioiosa e raggiante, piena di grinta e di spensieratezza, pur essendo ricoverata nel reparto di terapia intensiva di un ospedale. Un esempio di «coraggio per andare avanti contro tutto e tutti», la definisce il dottor Amodeo. 

In un altro video Michelle legge una lettera da lei scritta e ci guida in una interessante riflessione sul concetto di attesa: «Sicuro che l’attesa sia tempo perso? L’attesa può essere lunga, ma a me ha portato speranza perché mi darà una nuova vita. Siamo abituati ad avere tutto e subito, in alcuni casi è facile, in altri no» e ancora «Il tempo che scorre è una delle poche cose di cui l’uomo non è riuscito ad impadronirsi. Il tempo che scorre fa paura a tutti, l’attesa ha sempre fatto parte della vita degli uomini, ma senza il cuore artificiale io non sarei qui. L’attesa mi ha resa più forte e mi ha dato il tempo di mettermi in pari con il mio nemico. Un’altra battaglia partirà, ma la guerra la vincerò io». 

Le parole di Michelle colpiscono ed emozionano il pubblico in sala, che interviene manifestando gratitudine nei confronti del professor Amodeo e di tutti gli altri professionisti che, come lui, sacrificano la propria vita per salvare quella degli altri: «Ho letto in lei una passione che mi ha sopraffatto, sono uno studente di medicina perché sono stato paziente in passato. Si tratta di un lavoro totalizzante che richiede un sacco di sacrificio. Lei si è mai sentito barcollare? Come ha fatto a decidere di rimanere lì?». 

Altri giffoner, invece, si emozionano raccontando la propria storia personale: «La ringrazio perché sono stato vittima di un problema che mi ha impedito di camminare da bambino. Grazie a persone come lei sono riuscito ad essere dove sono ora, a giocare, correre e saltare come tutti gli altri bambini. Da piccolo guardavo gli altri bambini e mi chiedevo perché non potevo fare le cose come loro. Ringrazio persone come lei che salvano la vita».

L’emozione è tangibile in Sala Blu, tuttavia un senso di speranza pervade il pubblico.

«Non possiamo risolvere o curare, noi doniamo tempo ai bambini. Bisogna provarci, sempre», conclude così il professor Amodeo. 

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