Libertà e informazione, la lezione di Corradino Mineo

“Non c’è nessuno più trasversale di me. Ho avuto avversari in ogni parte. Mi sento davvero a casa, qui”. Corradino Mineo apre così il suo incontro con la sezione Impact di #Giffoni55. Giornalista di lungo corso, già direttore di Rai News 24 e senatore della Repubblica, esordisce con una dichiarazione identitaria che spiega subito dove troveranno ancoraggio le sue parole: il rapporto tra giornalismo e libertà.
La tesi è chiara: non esiste libertà di informazione se chi scrive non è libero, intellettualmente e umanamente. E la libertà, per un giornalista, non consiste nel nascondere le proprie idee ma -al contrario- nel dichiararle con onestà e usarle come lente di lettura della realtà. “Essere quello che sei” annota Mineo “è indispensabile per interpretare il mondo. È questo il patto con chi ti legge, ti ascolta, ti guarda. La tua interpretazione è la tua forza. Non devi nasconderla”. Siciliano della provincia di Trapani, classe 1950, non si è mai nascosto dietro la bandiera della neutralità: “Per me la libertà ha senso solo se si coniuga con il bene comune. Questa è la mia idea, così ho sempre vissuto il mio lavoro. Poi naturalmente il lettore è libero di criticarla, anche duramente. Ma almeno lo sa”. E aggiunge: “I giornalisti non sono santi né demoni. Sono semplicemente esseri umani con difetti comuni e virtù comuni”.
La storia professionale di Mineo parla chiaro. Tra le tante esperienze anche quella al Manifesto, storica testata della sinistra. “Però non sono un giornalista di partito. Non potrei mai esserlo, non mi vorrebbe nessuno…” dice ai giffoner della sezione Impact. “Ero al Manifesto perché il direttore la pensava esattamente come me”. Ironico, diretto, antiretorico. Anche nel giudizio sulla par condicio: “Rende pigro il giornalista. Inviti due che litigano su qualsiasi questione, dalle elezioni politiche ai conflitti bellici, e te ne lavi le mani”. Lui, no. Anche quando rievoca l’esperienza – terminata – alla guida di Rai News 24 non si sottrae: “Era nata per gioco, con tre persone. Doveva essere sperimentale e cercavano una figura ‘pallida’ per la direzione. Poi hanno scelto me. Non facevamo un telegiornale generalista: facevamo il contrario. Da questo punto di vista la linea era chiara”. La ragione è presto detta: “Ho una formazione liberale – quella di Voltaire – e marxista. Non ho mai nascosto le mie idee. Ma proprio per questo davo ai telespettatori il diritto di criticarmi. La stella polare era la Costituzione”. Al sistema dei media Mineo dedica un’ultima, affilata riflessione: “Non esiste una teoria della buona informazione: esiste solo la buona informazione. Ma bisogna farla, non parlarne”. Punto. E a capo. Come in una scrittura ordinata. E in un incontro che ha lasciato davvero il segno.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *