La Schianchi: I social hanno spinto la politica lontana dai luoghi del confronto

Le contestazioni del campo largo a Napoli, l’ascesa di Vannacci, la spaccatura della maggioranza sulla legge elettorale, l’incapacità della sinistra di intercettare l’elettorato, il voto referendario. Lo spiegone di Francesca Schianchi non delude i ragazzi della Impact. Il loro è un fuoco di fila sui temi che in questi giorni mettono sulla graticola la politica italiana. Fatti che surriscaldano il clima molto più di quello che gli italiani stanno vivendo in questo scorcio d’estate con temperature che sfiorano livelli record. Dalle parti dei Palazzi di governo, la temperatura è decisamente alta. Da una parte “il Governo cercare di fare argine all’ascesa irrefrenabile del generale Vannacci”, inseguendolo sui temi che sembrano eccitare una parte, circa il 7%, dell’elettorato dall’altra un centrosinistra che non sembra “avere la capacità, ad esempio, di parlare a quella parte di elettorato che pure ha fatto argine al referendum sulla giustizia”. Incapacità si chiedono gli Impact? “Forse – dice lei – ma non mi sento di colpevolizzarli: almeno ci stanno provando”.

I ragazzi provano a capire se lo schiaffo preso alla Camera sulla legge elettorale, mette all’angolo la Meloni. La cronista de La Stampa è lapidaria: “Assolutamente no”. E l’entusiasmo del centrosinistra? Semplice, “è la prima volta che questa maggioranza va sotto. Ma al Senato, non ci sarà voto segreto e vedrete che si ricompatteranno e forse – prosegue – potrebbe anche essere reintrodotto l’emendamento sulle pseudo preferenze”. Il campo largo, lo stare insieme a tutti i costi per fare argine alle destre, è l’altro tema che stimola i ragazzi. La Schianchi ricorda quello costruito sul valore dell’anti-berlusconismo, “che poi alla prova di governo non è riuscito a dare le risposte che l’Italia si attendeva”. Di qui la necessità di costruire “un programma che individui punti chiari sui quali tenersi insieme” e soprattutto provare a intercettare le nuove precarietà”.

C’è spazio anche per parlare del ruolo dell’informazione. Da quello dei giornalisti, sempre più sciatti, a quello dei politici, che attraverso i social hanno perso la “messa in mora” di esperti. L’esempio è caduto sulla grazia a Roggero, altro tema rovente di questi giorni. “Io ieri ho registrato il mio podcast – spiega – e siccome Mattarella ha citano, nella sua risposta a Nordio, una sentenza del 2006 della Corte costituzionale, mi sono andata a vedere cosa prevedeva. L’ho fatto perché è importante essere precisi e informare bene e anche quando Nordio si è rifatto all’articolo 681 del codice di Procedura penale, per il quale la grazia può essere concessa anche senza che venga fatta richiesta o proposta, il Capo della Repubblica ha spiegato al ministro della Giustizia che: certo può essere fatto, ma in base a quella sentenza lo può fare un uomo o una donna solo, e quell’uomo o quella donna siede sul colle più alto”. Quindi il giornalismo cosa fa? “Secondo me deve riportare tutta la vicenda. Bastava ristudiarsi le leggi per cercare di districarsi in quello che è successo ieri” con le varie tifoserie. E poi, aggiunge, “c’è un fatto evidentissimo a chiunque e cioè che la grazia è un atto umanitario che viene dato. Non è che il capo dello Stato può sostituirsi ai giudici dopo tre gradi di giudizio”.

Sui politici invece e sulla progressiva e inesorabile fuga da luoghi di confronto, la Schianchi “accusa” i social “perché se ci si abitua a parlare attraverso un reel senza nessun interlocutore che può contraddirti, allora non c’è più necessità di andarsi a confrontare. Del resto – conclude la giornalista – se Donald Trup annuncia le guerre sui social, è una cosa dell’altro mondo”.

 

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