LA JUDOKA SUSY SCUTTO ALLA IMPACT!: “NON MI SAZIO MAI DEI RISULTATI, NON VEDO L’ORA DI AFFRONTARE NUOVE SFIDE”

Domande serrate e risposte precise. Quello della Impact! con la judoka Susy Scutto, campionessa del mondo nel 2025 nei 48 kg, ha quasi il ritmo di un incontro da tatami. La campionessa napoletana, atleta tesserata con il gruppo sportivo delle Fiamme Gialle, si racconta a una platea di giffoner curiosi sulla sua storia, su suoi progetti futuri, sulle sue paure e le sue ambizioni. E riceve, “come portafortuna per i prossimi giochi olimpici”, il Grifocorno di Giffoni.

Dopo l’esperienza di Parigi (“sono arrivata a Parigi con troppe aspettative, addirittura si aspettavano da me l’oro, non solo il podio”), per Susy Scutto arriva l’oro ai mondiali del 2025. E pensare che da bambina non pensava al judo: “All’inizio non volevo fare judo ma ginnastica artistica. Però i costi erano troppo elevati. Poi mio cugino ha iniziato a fare judo. Giocavamo insieme ed essendo io competitiva ho iniziato a fare judo per batterlo. Poi lui ha mollato”, sorride. Tutto è iniziato a Scampia. “È un quartiere un po’ difficile, senza le giuste strutture e occasioni per tutti. Io mi sono trovata benissimo, il maestro non ci ha mai fatto pesare di venire da Scampia. Anzi, è un vantaggio venire dalle periferie perché si ha più fame. Ci si dedica di più allo sport perché ti può salvare da quelle realtà. Avevamo lì il sogno del campione olimpico in palestra”, dice in riferimento a Pino Maddaloni. “Adesso – continua – è bello essere io stessa un esempio per i ragazzini”.

Ma cos’è lo sport per Susy Scutto? “Lo sport mi ha fatto capire la mia vera persona – ammette – Le arti marziali hanno formato il mio carattere e fatto uscire la versione migliore di me. Attraverso il judo ho capito tante cose. Ho capito quanto è importante la mia famiglia, il rispetto e il sacrificio”. In particolare, “il judo rende le persone umane”. Non solo: “Il judo si può rappresentare con la parola disciplina. È la base del judo. Con la disciplina si riescono a gestire alcuni momenti negli incontri. La disciplina aiuta a essere lucidi nei momenti di rabbia e scoraggiamento”.

Già, perché momenti difficili ci sono anche nella vita dei campioni: “Ci sono stati momenti in cui ho pensato di non farcela, soprattutto i momenti di infortunio, quando sono stata ferma per quattro, cinque mesi. Però quando hai una passione grande le parole negative che senti dentro in quei momenti vengono spinte dalla tua passione”. Discorso simile per la sconfitta? “La sconfitta è brutta – ammette Scutto – Prima mi buttava molto giù. Invece ora ho imparato ad accettarla capendo cosa ho sbagliato e cercando di migliorare subito gli errori. A volte ringrazio alcune sconfitte perché imparo cose, miglioro”. Da questo punto di vista, anche l’esperienza di Parigi più che un rimpianto è un’occasione “perché – spiega – è un’esperienza che dovevo fare. Dopo Parigi mi sento migliorata il doppio”.

Certo, lo sport richiede sacrifici e rinunce. “Il sacrificio più grande è stato allontanarmi dalla mia famiglia. Sono a Roma da 6 anni, ne avevo 17 quando ho lasciato Napoli. Non è stato facile decidere, avevo anche paura di allontanarmi”. Però i risultati ripagano. E Scutto guarda al futuro: “Non vedo l’ora di affrontare nuove sfide perché non mi sazio mai dei risultati. Punto molto in alto”. L’obiettivo è l’oro olimpico.

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