Jenny Serpi, il primo incontro in LIS con i ragazzi a #Giffoni56 sul tema dell’inclusione: “La disabilità esiste perché è la società che la mette in evidenza”

Un tatuaggio che ha mostrato fieramente ai ragazzi della sezione Impact di #Giffoni56 che riporta la scritta “L’impossibile è possibile”. La sintesi perfetta tra il tema del Giffoni Film Festival e la vita di Jenny Serpi che ha tenuto il primo incontro interamente in lingua dei segni (LIS). Jenny Serpi influencer sorda che ha affascina i suoi follower da anni con i temi dell’inclusivitá è stata ospite della Impact: “La lingua dei segni è il primo passo verso una società davvero inclusiva”. La creator e attivista Jenny Serpi è stata premiata anche con il Giffoni Impact Award, raccontando il percorso personale e professionale e riflettendo sul tema dell’inclusione, dell’accessibilità e della cultura della sordità.

«Da bambina non ho mai vissuto la sordità come un difetto», ha raccontato. «Sono cresciuta in una famiglia di persone sorde: i miei genitori sono sordi, così come i miei nonni. Per me questa è sempre stata la normalità e non ho mai avuto problemi di identità legati alla mia sordità». Nel corso dell’incontro, Jenny ha evidenziato come l’Italia sia ancora in ritardo rispetto ad altri Paesi sul fronte dell’inclusione delle persone sorde. «A livello internazionale si vedono esempi molto avanzati. Penso, ad esempio, agli interpreti in lingua dei segni presenti durante eventi di enorme visibilità come il Super Bowl. In Italia, invece, c’è ancora tanta strada da fare». Ripercorrendo gli anni della scuola, ha ricordato come fosse stata lei stessa a insegnare l’alfabeto della lingua dei segni ai compagni e agli insegnanti per favorire la comunicazione. «Sono cresciuta in una scuola di udenti. Alcuni compagni mi prendevano in giro, ma non mi sono mai lasciata abbattere. Anzi, ho sempre cercato io di costruire un ponte tra il mio mondo e quello degli altri». Secondo Serpi, il problema principale resta la scarsa informazione sulla sordità e sulla lingua dei segni. «Vorrei che le persone iniziassero a informarsi di più. Anche una conoscenza di base della lingua dei segni farebbe una grande differenza, soprattutto nei servizi essenziali come gli ospedali. Non tutte le persone sorde comunicano allo stesso modo: ci sono persone bilingui, oraliste, segnanti, persone con impianto cocleare. Pensare che basti leggere il labiale è un errore». Per questo ha lanciato una proposta anche per il mondo della scuola: introdurre lezioni di lingua dei segni tra le attività formative. «Ricordo che durante l’ora di religione spesso non c’era un’attività alternativa. Sarebbe stato bellissimo poter utilizzare quel tempo per imparare la lingua dei segni. Sarebbe un investimento importante per costruire una società più inclusiva». Ai ragazzi ha lasciato un messaggio semplice ma concreto: «L’inclusione richiede tempo, ma il primo passo è imparare la lingua dei segni. Anche partire dal mimo può essere un modo per avvicinarsi. Se nasce l’interesse, allora si può frequentare un corso vero e proprio». Jenny ha parlato anche della nuova fase della sua vita, appena iniziata con il trasferimento a Milano. «Vivo da sola da pochi giorni, quindi è ancora presto per fare un bilancio. Spero che questa esperienza mi aiuti a crescere e ad assumermi nuove responsabilità.

Dal punto di vista della sordità, però, ci sono difficoltà concrete: se qualcuno suona il campanello, io non lo sento». Parlando della lingua dei segni, ha spiegato che, come le lingue vocali, presenta varianti e differenze. «Esistono segni diversi anche all’interno dello stesso Paese e, naturalmente, ogni nazione ha la propria lingua dei segni. Esiste anche una forma di comunicazione internazionale che facilita gli incontri tra persone sorde di Paesi diversi». Jenny ha poi raccontato il proprio percorso professionale. «Sono la prima influencer sorda in Italia ad aver trasformato questo lavoro in una professione. Per me i social non sono soltanto un mestiere: sono uno strumento per far conoscere la lingua dei segni, raccontare il mio mondo e mostrare chi sono come persona. Non farò l’influencer per tutta la vita, ma oggi questo è il modo migliore che conosco per avere un impatto sulla società». Infine, ha ribadito la missione che guida il suo lavoro: «La mia speranza è contribuire a costruire una società in cui le persone con disabilità possano scegliere liberamente come vivere la propria vita, senza essere definite dai limiti che gli altri attribuiscono loro. Voglio che il mio lavoro abbia un impatto reale».

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