Italo Bocchino: “Abbiamo il dovere di costruire e vivere nella bellezza. Come accade a Giffoni”

Un confronto aperto e appassionato sulle sfide della politica, la funzione dell’informazione, la tenuta dell’economia, i conflitti globali. Sull’attualità più stringente e, in alcuni casi, drammatica. Con la chiarezza e l’onestà intellettuale che lo contraddistinguono da sempre. Italo Bocchino, partenopeo classe 1967, direttore del Secolo d’Italia e già parlamentare per quattro legislature, è il protagonista dell’incontro che apre ufficialmente la sesta giornata della sezione Impact a #Giffoni55. Sessanta minuti ad alta intensità. Si parte dal giornalismo, terreno d’origine e approdo quotidiano per lui: “Esiste un giornalismo che racconta i fatti in modo neutrale –penso alla cronaca– ma c’è anche un giornalismo che interpreta, analizza. È quello politico. Io mi definisco un giornalista politico militante, di destra. Credo che chi lo è debba dirlo esplicitamente per onestà verso chi legge e lo ascolta. I grandi del giornalismo italiano lo erano: da Scalfari a Montanelli. Oggi, al netto di Paolo Mieli, non vedo figure davvero terze”. Non manca l’analisi sul governo in carica e sul quadro economico. “Quando Giorgia Meloni è arrivata a Palazzo Chigi” sottolinea Bocchino “l’inflazione era all’11,8 per cento. Oggi è scesa all’1,7. Gli economisti dicono che questo è il livello giusto. Certo, il potere d’acquisto è calato ma ciò dipende da un’inflazione alta già nel 2020, ai tempi del governo Draghi. Raccontare un’Italia dove le cose funzionano aiuta a generare fiducia. Concentrarsi solo su ciò che non va, spesso per ragioni ideologiche e strumentali, produce invece sfiducia”. Il conflitto israelo-palestinese è uno dei nodi più delicati della geopolitica. Bocchino non si sottrae: “Uno degli ultimi titoli del mio giornale è stato Basta barbarie. Quello a Gaza è un massacro inaccettabile, e va detto con chiarezza. Deve provare vergogna chi nega questo ma anche chi pensa che la soluzione sia la distruzione di Israele”. Per il direttore del Secolo d’Italia serve prudenza nel linguaggio: “Con la parola genocidio andrei cauto. In Israele vivono palestinesi che non sono perseguitati. I genocidi, nella storia, sono stati quelli degli armeni e quello, tragicamente unico, della Shoah. Usare parole sbagliate non aiuta a ritrovare umanità”. E ancora: “Il governo italiano ha interrotto la cooperazione militare con Israele e ha scelto di inviare solo aiuti umanitari. È una posizione giusta”. Sui dazi americani, imposti da Trump e oggi tornati nel dibattito europeo, la posizione è netta: “Una grande cavolata. Le guerre commerciali, come tutte le guerre, producono solo vittime. Trump ha scelto quella strada per non affrontare il vero nodo: la deindustrializzazione degli Stati Uniti. Meloni ragiona da europeista, e credo che si arriverà a una trattativa seria. Anche se l’export potrebbe inizialmente risentirne, si troveranno nuovi mercati”. Capitolo antifascismo. Bocchino non usa giri di parole: “L’antifascismo permanente ha prodotto un danno alla democrazia, che vive di alternanza. Se dopo 80 anni quel tema resta il principale per una parte della sinistra, significa che manca un progetto per il futuro. Se a un operaio che chiede certezze rispondi con l’antifascismo, gli stai dicendo che non hai risposte”. Bocchino si definisce un conservatore atlantico, lontano da ogni nostalgia: “Sono nato nel ’67, non sono fascista. Ma raccontare che oggi in Italia c’è un pericolo democratico è una bufala, e fa male al Paese”. Sul voto popolare che oggi premia la destra in larghi settori del ceto popolare, l’analisi è lucida e trasversale: “Accade anche in Francia, in Germania, negli Stati Uniti. Quella che chiamano “America sorvolata” vota Trump. Il ceto popolare si è sentito tradito dalla sinistra, soprattutto su tre fronti: globalizzazione, immigrazione, diritti civili.  Qualcuno dice che la sinistra si occupa della fine del mondo, la destra della fine del mese”. Il tema scelto da Giffoni –Becoming Human, diventare umani- è secondo Bocchino “un messaggio meraviglioso che deve tenere insieme speranza e volontà. L’Italia, quando vuole, sa essere uno dei Paesi più umani del mondo”. Infine Giffoni. Il pensiero di Bocchino si dilata verso l’orizzonte: “È un’esperienza unica al mondo. Un fiore all’occhiello della cultura italiana. Merito della visione e della caparbietà di Claudio Gubitosi. La nostra missione è costruire e vivere nella bellezza. Esattamente come accade qui”.

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