Il gioco unificato e la linea di crescita condivisa: l’esperienza Special Olympics a Giffoni Sport

“E’ stato il giorno più bello della mia vita: sarebbe nato un maschio che avrebbe amato il calcio come me. Ho aspettato per nove mesi e poi sei nato. Eri una bellissima ragazza e il calcio non era il tuo sport preferito. Avrei voluto insegnarti il calcio, ma in realtà sei tu che mi ha insegnato la vita”. Con un video che tocca le corde del cuore dei ragazzi, Special Olympics impatta su Giffoni Sport. Le immagini valgono più di mille parole. 

E dove non arrivano le parole, sono… sufficienti i fatti. Roberto Ghiretti, vice presidente nazionale, ha lasciato la sua società e ha fatto un gesto meraviglioso: ha ceduto gratis le proprie quote ai ragazzi. “Special Olympics è una fondazione che ha più di 60 anni di vita, voluta negli Usa da Eunice Kennedy, la sorella di John.. Aveva una figlia con questo tipo di diversa abilità. Da lì si è estesa in tutto il mondo. Ci sono finito per caso. Mi occupavo anche di comunicazione durante la mia attività professionale e mi hanno chiesto di seguire i giochi europei a Roma. Da lì poi ho dato una mano a Parma, in regione Emilia Romagna e a livello nazionale. È difficile uscirne, perché dà il senso della propria vita”. Perché travolge? “Sessanta anni fa c’era l’esclusione e poi è c’è stata anche la segregazione. L’inclusione e la partecipazione sono arrivate pian piano, fino al gioco unificato. Il sistema sportivo si bea delle medaglie e si concentra sul successo del campione. La sfida, invece, è andare a cercarli casa per casa, questi ragazzi con diverse abilità fisiche e psichiche. 30mila praticanti sono troppo pochi: dobbiamo essere 300mila, perché lo sport fa bene a tutti” 

Dall’8 al 16 marzo 2025 l’Italia per la prima volta ospiterà tra Torino e Sestriere i Giochi mondiali Special Olympics e Ghiretti si lancia, parla ai giffoners e fa un invito, consapevole di quanto Giffoni possa essere volano, megafono, ma soprattutto esempio: “Cari ragazzi, pensateci: potreste proporvi come atleta partner”. Cos’è e che significa? Diventare un atleta partner Special Olympics significa cogliere l’opportunità di vivere un’esperienza straordinaria di arricchimento personale attraverso lo sport unificato insieme ad un ragazzo diversamente abile. L’esempio concreto prende forma sul palco dell’Antica Ramiera: ci sono Stefania e Alessia, che praticano badminton.

Ancora Ghiretti: “Abbiamo un piccolo finanziamento statale che ci aiuta, una struttura fatta di ragazzi che lavorano per me e aziende che ci sostengono. Chi ha investito, ha avuto un doppio ritorno, culturale e sociale. Ci sono aiuti calibrati, che ci consentono di dare tutto con dignità. Non abbiamo il cappello in mano, senza polemiche dico che non siamo aiutati più di quanto meritiamo e ci servirebbero meno burocrazia e più comunicazione per aumentare la nostra capacità di penetrazione. Alcuni diventano anche ambassador dell’associazione”

Finisce con il giuramento dell’atleta Special Olympics, affidato ad Alessia: “Che io possa vincere. Se non ci riuscissi, che io possa tentare con tutte le mie forze”.

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