Il fallimento della società nei confronti del giovane Sanyi nel documentario KIX in concorso nella sezione GexDoc

Per la sezione GexDoc del Giffoni Film Festival 2024, il documentario KIX dei registi Dávid Mikulán e Bálint Révész ha portato alla luce la difficile realtà vissuta da un ragazzo che, con la sua famiglia, vive ai margini della società. Una condizione esistenziale che si fa fatica ad accettare ma che purtroppo riguarda un gran numero di persone, senza distinzione di età, che vivono in Ungheria.  

La vicenda raccontata in KIX vede la progressiva crescita del protagonista, Sanyi – dagli 8 ai 28 anni – sotto l’occhio attento della macchina da presa. 200 ore di girato in sede di montaggio sono state ridotte ad appena 93 minuti, un risultato finale che si può definire coerente, duro ed emotivamente altalenante. Quello che sicuramente traspare è il fallimento di una società che non ha saputo prendersi cura di chi ne aveva realmente bisogno e continua, ancora oggi, a girarsi dall’altra parte. 

KIX segue per 12 anni, a Budapest, il viaggio di Sanyi, da turbolento ragazzino di strada a giovane adulto disilluso. Il film cattura l’evoluzione della vita di Sanyi, segnata da problemi familiari e scolastici e dal peso della paternità surrogata nei confronti della sorella appena nata. Mentre Sanyi affronta le sfide dell’adolescenza, i registi si trasformano da partecipanti attivi ad osservatori dei tumulti della sua vita; il viaggio del ragazzo culmina in una tragica svolta che lo costringe ad affrontare le responsabilità dell’età adulta. 

A rispondere alle domande del pubblico, è stato uno dei produttori del film presente in sala e che nel corso di 13 anni di lavorazione, è stato sempre in prima linea per cercare di non far mancare niente a Sanyi e alla sua famiglia (come la ristrutturazione della casa e oggetti come iPad e pc). Nonostante ciò – per stessa ammissione del produttore – sente di aver fallito nei confronti del ragazzo, visto l’episodio che ha compromesso per sempre la sua vita di libero cittadino. 

L’esperienza con il giovane ungherese è stata molto complessa da gestire, con il passare del tempo, anche a causa del suo carattere testardo e non particolarmente propenso a seguire le regole. Un aspetto che si evince anche nel corso della proiezione del documentario.  

Argomento particolarmente spinoso, anche il rapporto con la famiglia composta da 5 persone costrette a vivere in pochissimi metri quadri e che ha reso ancora più complicata la realizzazione del documentario. Inevitabilmente, quando si trascorre così tanto tempo con persone in difficoltà, si arriva ad un punto nel quale si smette di osservare semplicemente e si cerca di intervenire, soprattutto nelle situazioni di pericolo. 

Pericolo, che nella vita dell’ex adolescente lo porta a compiere un atto criminale, durante l’inverno del 2018, quando viene incriminato per aver appiccato un incendio nel quale è morto un uomo. 

Da allora, come dichiara il produttore, Sanyi è diventato un ragazzo più serio, consapevole, impiegato nell’ambito delle costruzioni e che convive con con la sua amata fidanzata. A seguito della condanna ricevuta e che dovrà scontare in carcere, presumibilmente a breve, ha deciso di non voler prendere parte ai festival e di non rilasciare interviste su KIX, scegliendo di trascorrere più tempo possibile con la sua fidanzata. 

L’esperienza vissuta dagli autori ha permesso loro di comprendere come il programma di sostegno per i bambini in Ungheria debba ancora svilupparsi adeguatamente, ponendo l’attenzione su un concetto basilare: la prevenzione è più importante della punizione.  Allo stesso tempo, attraverso la loro opera, gli autori ci invitano a riflettere su un concetto fondamentale: non è possibile giudicare le vite degli altri, senza comprendere e valutare tutti quei fattori che conducono alcuni individui a compiere azioni condannabili sia dal punto di vista umano che giuridico.  

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