Il pilota motociclistico italiano si è ritirato dall’attività agonistica, campione del mondo della classe 125 nel 2004

“Sono nato nelle piste, mio padre era un appassionato. Oggi ha 71 anni, è in piena attività Appena sono riuscito ad andare su una bici senza rotelle, ho cominciato ad accelerare”. Incalzato dalle domande della giornalista di Sky Sport Vera Spadini e degli ambassador di Giffoni Sport, Andrea Dovizioso balza in sella alla propria vita, che si è snodata tra curve e tornanti, come una gara infinita.
L’ambiente competitivo
“La Romagna è il regno delle due ruote: per sette anni, da piccolo, ho avuto la fortuna di assistere a gare, a partire da quelle regionali”. A dodici anni, correva con la mente: “Il mio obiettivo erano i campionati italiani. Mi hanno aperto al mondo del Motomondiale, perché mi hanno osservato e il talento, insieme alla passione, è servito da trampolino”.  La vittoria del Mondiale è arrivata a 18 anni: “E’ accaduto al mio terzo anno – dice Dovizioso – ho avuto la fortuna di circondarmi di persone che mi hanno fatto correggere i miei errori. Ho studiato, lavorato, sono riuscito a migliorarmi. Tanti piloti hanno una passione medio corta”.
Il periodo di digiuno
“C’è stato un periodo di vuoto dal 2009 al 2016: digiuno di vittorie. “Ero arrivato in Ducati in un momento purtroppo non competitivo. Il buco grosso, approcciato senza avere il piano B, mi ha spinto a lavorare su me stesso. È stato un percorso importante della mia vita, a prescindere dal risultato”.  Più facile fermarsi se c’è a casa una famiglia che ti aspetta? “Sono diventato papà a 22 e sono andato forte fino alla fine – è la risposta di Dovizioso – dipende da come sei focalizzato sulle gare, perché poi la testa cambia. C’è tanta passione, sei abituato a prenderti rischi, ma poi di questa cosa ti accorgi a fine carriera e non sei disposto a rischiare. Ma quando arrivi a quella situazione, i risultati non sono più quelli di prima”.
Il fenomeno
Marquez imbattibile? “Di imbattibile non c’è nessuno, perché in questo sport l’errore è sempre vicino. Marquez in questo momento è più forte. Lo ha dimostrato in questi anni e continua a dimostrarlo. Come ha già dichiarato, solo lui può perderlo. In questo sport, però, nulla è scontato”. Domanda da un milione di dollari: è più importante avere il talento, la moto giusta o la mentalità? Dovizioso risponde con un sorriso: “Per vincere occorrono le tre componenti, ma non sempre è l’annata migliore, non sempre c’è il mezzo migliore. Invece possiamo concentrarci molto sul nostro talento, che è sempre migliorabile, al netto dei tanti – troppi – aspetti che possono condizionare la prestazione”.