Gex Doc con “My brother Ali”: un’amicizia che sfida le distanze, i pregiudizi e il tempo

Oggi al #GiffoniFilmFestival è stato presentato “My brother Ali”, un documentario intenso e profondamente personale firmato dalla regista spagnola Paula Palacios, ospite in Sala Galileo per un confronto con il pubblico. Un’opera che racconta dodici anni di amicizia tra la cineasta e Ali, un giovane somalo, conosciuto nel 2012 in una prigione in Ucraina, che da quel momento ha intrecciato la propria vita con quella della regista, diventando protagonista e coautore di un viaggio unico.

Girato tra Ucraina, Stati Uniti, Qatar e Arabia Saudita, spesso con la videocamera impugnata da Ali stesso, il film si fa testimone della trasformazione di un’amicizia profonda, nata tra pirati, tribù, confini geografici e culturali. Un racconto di formazione in un mondo fragile, segnato dall’instabilità, ma anche dalla possibilità di costruire legami reali oltre ogni barriera.

Alla fine di questo percorso, venti anni di amicizia e disguidi, due persone hanno bisogno di tanta voglia per stare insieme e un posto nel mondo dove stare. Questo accade nella vita come nel cinema” – ha commentato un ragazzo del pubblico, colpito dalla sincerità e dalla potenza della narrazione.

La risposta della regista ha colpito per profondità e lucidità: “Il mio posto lo cerco nelle persone che sono diverse da me, perché sono molto interessata a comprendere quello che non capisco. E ho raggiunto la consapevolezza che non dobbiamo piacerci o capirci al 100% per relazionarci: dobbiamo imparare a fidarci e a convivere. Così si rafforzano le relazioni. Noi non abbiamo alcun diritto di giudicare se Ali abbia fatto bene o abbia fatto male – è un ragazzo che fugge dalla guerra – ma possiamo solo comprendere”.

Paula Palacios, regista e documentarista di lunga esperienza, è nota per il suo impegno nel raccontare il mondo arabo e le storie invisibili. Autrice di numerosi film e serie per emittenti come ARTE, France 3, RTVE e Aljazeera, ha debuttato nel lungometraggio con CARTAS MOJADAS (2020), presentato alla Selezione Ufficiale del Festival di Malaga e candidato ai Premi Goya, Forqué e Platino. Nel 2022 ha ricevuto il premio IDA/Netflix come Regista Emergente Globale a Los Angeles, assegnato dall’International Documentary Association per sostenere proprio MI HERMANO ALI.

MI HERMANO ALI è il mio secondo lungometraggio, ma in realtà è anche il primo: ho iniziato a filmare dodici anni fa. È un’opera con un coinvolgimento profondo, perché la mia amicizia con Ali va oltre il film. È in un certo senso un happening, dove la telecamera osserva in tempo reale la nascita e l’evoluzione di una relazione che attraversa anni, culture e sogni”. Perché, proprio come accade in questa storia, anche i sogni cambiano con il tempo.

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