FotoEMA ci porta nei fondali marini grazie al documentarista Marco Spinelli

Marco Spinelli, non è solo un fotografo e videomaker, ma essendo cresciuto in mare e avendo maturato la passione per le immersioni somministratagli, fin da piccolo, dal papà, lo si può considerare un divulgatore scientifico; un ambientalista; uno, insomma, che usa video e fotografia per comunicare i mali del mare, provare a difendere le acque e tutto ciò che le abita.

Un reporter marino. Così lo presenta Malcolm Rossi della Sony, nel laboratorio tenutosi questa mattina nella Sala De Masi e organizzato da FotoEMA da anni main technical partner del Giffoni. Noi pensiamo che Marco, con il fratello Andrea, biologo, sono molto di più. Nei suoi documentari ci sono denunce forti amplificate dalla potenza di straordinarie immagini realizzate proprio grazie a una attrezzatura Sony.

Cresciuto con i documentari di Jacques-Yves Cousteau, Rob Stewart, Marco ha alimentato la sua passione piano piano “da autodidatta. Non credo – spiega ai ragazzi – che esista una scuola o un corso che vi insegni a fare riprese o a fotografare sott’acqua. Io ho imparato da solo, sperimentando e provando. Oggi – continua – posso dirvi che la cosa più importante da avere quando siete in immersione è una buona illuminazione”.

Tra i documentari, due in particolare: “Missione Euridice” che racconta di reti fantasme depositate sui fondali marini, in particolare in quello della secca del Golfo di Cefalù, Sicilia, dove giacevano una tonnellata di reti da pesca abbandonate che hanno continuato a pescare, uccidere animali marini, soffocato e desertificato la zona. Così i due fratelli, grazie a una raccolta fondi, hanno realizzato la Missione Euridice, per il recupero e lo smaltimento delle reti. L’altro documentario è “Shark Preyed. Mangiamo carne di squalo senza saperlo”. Un documentario che è il risultato di oltre tre anni di ricerca e riprese. Un viaggio per svelare il lato nascosto del commercio di carne di squalo tra Italia e Spagna, mostrando come spesso la consumiamo senza saperlo. In giro tra mercati ittici, analizzando dati e testimonianze esclusive, “Shark Preyed” svela una realtà poco conosciuta. E tutto questo “parte da una comunicazione potente che ha reso, questi animali agli occhi di tutto il mondo, come animali cattivi e pericolosi. A iniziare dal film “Lo squalo” – continua Marco – ancora oggi, nell’immaginario collettivo, lo squalo è un animale assassinio che deve essere ucciso”. Così, con “i nostri documentari, cerchiamo di ribaltare la narrazione e cercare di proteggere il mare e le sue creature”.

 

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