Diventare umani attraverso la cultura: la Convenzione di Faro protagonista a Giffoni

Empatia, memoria, responsabilità. Ma anche partecipazione, comunità, futuro. Sono le parole chiave che hanno guidato l’incontro ospitato nella sezione Impact di #Giffoni55 e dedicato al legame profondo tra il tema del Festival –Becoming Human– e la visione della Convenzione di Faro, il documento del Consiglio d’Europa che ridefinisce il rapporto tra persone e patrimonio culturale. “Diventare umani” chiarisce subito Mauro Sciarelli, docente universitario della Federico II di Napoli “significa anche farsi carico della cura di ciò che ci appartiene: luoghi, storie, paesaggi e saperi. Non solo in chiave conservativa ma come esercizio quotidiano di consapevolezza, cittadinanza e coesione sociale”.  La cultura, dunque, non è solo  patrimonio da tutelare ma relazione viva in cui ogni individuo può e deve essere protagonista, portatore di valori e custode di memoria. Un orizzonte che la Convenzione di Faro -firmata nel 2005 e ratificata dall’Italia nel 2020- rende concreto riconoscendo alle comunità il diritto e il dovere di partecipare alla tutela e alla trasmissione del patrimonio culturale, materiale e immateriale. “La Convenzione mette al centro le comunità”  spiega Eleonora Giovene di Girasole, ricercatrice del CNR e membro del comitato scientifico di Rete FARO Italia. “Abbiamo il diritto e il dovere di vivere il nostro patrimonio. Significa riconoscerci in esso, partecipare alla sua tutela e contribuire a rinnovarne il significato”. Nella Sala Verde della Multimedia Valley la cultura diventa motore di sviluppo, leva sociale e hub di nuove  opportunità di lavoro grazie a competenza, innovazione e creatività. “Le nostre radici vanno custodite e coltivate” sottolinea Alfonso Trapuzzano, segretario generale della Fondazione Valenzi, intitolata a Maurizio Valenzi, il primo sindaco comunista di Napoli. “Chi viene dopo di noi deve poter godere di questo patrimonio. È una responsabilità che riguarda tutti: famiglie, istituzioni, politica. Il patrimonio culturale coinvolge l’intera comunità e ci impegna verso le generazioni future”.
Per Massimo Andrei,  attore e regista, “l’eredità culturale è appartenenza e valore morale. Va protetta insieme all’ambiente e ai luoghi che viviamo. Anche l’arte, il racconto, fanno parte di questo patrimonio e diventano eredità da trasmettere. Una delle più grandi eredità che abbiamo, in questo senso, è l’Europa”. Marco Alifuoco, project manager di Agendo’,  progetto della fondazione Valenzi dedicato alla cultura della sostenibilità, annota che “la cultura cammina con la conoscenza. Per diventare davvero generativa ha bisogno di essere condivisa, riconosciuta e fatta propria da chi la vive ogni giorno”. Nel dialogo con i giffoner emerge con forza il valore inclusivo della cultura. Che non separa ma unisce. Non conserva soltanto ma genera senso e appartiene a tutti. “Il patrimonio culturale non è mai una barriera. Non definisce confini ma connessioni. È un elemento di coesione che costruisce dialogo e comunità”  chiude il cerchio il professore Sciarelli. “Giffoni è un esempio concreto di patrimonio culturale che diventa eredità culturale da preservare e trasmettere alle nuove generazioni”.

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