Al regista indiano Ackshaj Anand il premio Giffoni Shock per il corto “That doesn’t fit”

Con il mio film voglio dire ai ragazzi di non seguire regole precostituite ma di essere semplicemente se stessi”.

 

È appena arrivato dall’India e, con i suoi appena 23 anni e un entusiasmo che contagia i giffoner +18, il regista Ackshaj Anand riceve il premio Giffoni Shock, un concorso per opere sperimentali alla sua prima edizione, con il cortometraggio “That doesn’t fit”. “Sono felice di essere qui. Questo è il mio primissimo film – dice – E questa è la mia prima volta in Italia”. E racconta di aver deciso di “partecipare a Giffoni Shock perché mi piaceva Giffoni – spiega – ma anche perché, sebbene il mio corto non si rivolga solo a un pubblico giovane ma a un pubblico di ogni età, mi faceva piacere condividerlo con i ragazzi per dire loro di non essere come gli altri, di non seguire regole precostituite, ma di essere semplicemente se stessi”.

Il corto incanta i giffoner nella sala verde a dispetto della sensazione di disagio continuo rappresentata nel film. “Si tratta di scene di vita che nel corso della mia crescita ho osservato e vissuto – spiega Anand – Mi sono basato su cose della vita fatte e vissute senza neanche un perché”. E spiega: “Ho sempre frequentato gruppi di persone molto diversi e non mi sono sentito mai membro di ognuno di quei gruppi. Però va bene così perché non bisogna necessariamente provare un senso di appartenenza”. Insomma, ribadisce, “il corto nasce dal senso di frustrazione che provo ogni giorno quando non riesco a fare quello che voglio”.

Appassionato di manga e anime, Anand racconta: “Fino a cinque anni fa non avevo idea di cosa volevo fare. Poi, a 18 anni ho iniziato a capire di avere una passione. All’inizio ho cominciato a fare schizzi sui quaderni e ho iniziato a capire dove mi poteva portare questa passione”. Quei quaderni Anand li ha portati con sé dalla sua India per permettere ai ragazzi di sfogliarli. Del resto, lo stesso storyboard del corto è stato fatto tutto su carta. E non solo: “A parte la postproduzione – racconta – ho fatto tutto da asolo. Ci sono voluti circa sei mesi. Ho fatto tutto un passo alla volta. Quindi – dice ai ragazzi – tutti potete riuscire a fare un lavoro del genere”.

Non mancano, in risposta alle numerose curiosità dei giffoner, le spiegazioni su alcune scene del corto: “La scena dei pezzi del puzzle che si uniscono nasce dal fatto che alla fine c’è sempre qualcosa che non va. Credo sia la rappresentazione di quello che siamo anche quando ci troviamo in situazioni con gente che conosciamo, perché non riusciamo mai a sentirci inseriti in un contesto al cento per cento”. Quanto alla scelta dei colori, “c’è un preciso schema: da un lato verde e blu, dall’altro lato il giallo. E poi ho voluto riprendere anche la vivacità di alcune strisce di fumetti che hanno colori così forti e vividi”. Ma quanto all’ispirazione, confessa che “sebbene cresciuto più con anime e manga”, ha tratto ispirazione “da artisti di tutto il mondo”.

Ricevuto il premio Giffoni Shock e incassati i complimenti entusiasti della sala, il giovane regista indiano parla dei suoi progetti futuri: “Vorrei continuare con l’animazione. Questo è stato il mio primissimo film, spero di poterne fare tanti altri”.

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