A lezione da Marco Nosotti: il diritto di giocare

Si potrebbe riassumere con poche parole il secondo incontro di questa mattina, che potremmo definire tranquillamente una lezione di vita, tenuta dall’incredibile Marco Nosotti.

I 45 minuti che il giornalista di Sky Sport ci ha regalato sono stati un racconto della sua più che trentennale carriera, in cui Nosotti ha avuto modo di vivere e trasmettere alcuni dei momenti più emozionanti a cui abbiamo assistito nella nostra storia calcistica e non solo. La carriera di Marco è infatti partita dalla pallavolo, grazie ad un amico e compagno di classe che lo ha introdotto al mondo del giornalismo sportivo, al quale Nosotti è arrivato sempre dal mondo dello sport, ma in questo caso giocato.

In questa incredibile carriera Marco ha raccontato di aver appreso dei valori, come nello sport quasi sempre succede, che si porta dietro nella vita di tutti i giorni: il rigore, il senso del dovere e la voglia di prendersi responsabilità, motivo per cui Marco ha fatto il portiere finché ha giocato a calcio. Come sappiamo, il “Noso” (come lo chiamano anche a casa) è poi passato al racconto dello sport, per poter dare spazio alle cose belle, cosa che i giornalisti fanno e che -mi permetto- Marco fa in maniera eccelsa.

Con Nosotti sono stati trattati diversi temi attraverso le domande dei nostri ragazzi, ma il concetto che è sempre ritornato è quello del rispetto. Marco ha insistito sulla necessità della purezza del gioco e sulla necessità di concedere ai ragazzi il “diritto di giocare”, non tanto per vincere quanto per divertirsi, per giocare. E in quest’ottica è fondamentale tenere a mente tutti quelli che sono i valori che devono guidarci per trovare “banalmente” la nostra strada, grazie all’impegno, alla passione e alla disponibilità. Componenti fondamentali per il successo a detta del “noso” anche per un gruppo come quello che è stato quello della nazionale italiana di calcio nell’europeo del 2021.

A tal proposito, interrogato da uno dei nostri ragazzi, Nosotti ha raccontato quali sono stati per lui i momenti più memorabili della sua carriera e la sua risposta è stata tutt’altro che banale. Da uno che come lui ha assistito a diversi successi ci si potrebbe aspettare una risposta che racconti di grandi imprese, ma Nosotti ha stupito i nostri ragazzi dicendo che i momenti più emozionanti per lui sono state quasi sempre le sconfitte. Il giornalista ricorda la nazionale di Velasco e quella finale olimpica in cui l’Italia è andata così vicina all’oro, ma anche altri episodi come la finale di Istanbul del 2005 fra Milan e Liverpool, di cui Marco ci ha raccontato anche un episodio a fine partita con Carlo Ancelotti, un altro dei nostri ospiti di giornata.

Un altro ricordo che però Marco ricorda e conserva con emozione è proprio quello della nazionale che nel 2021 ci ha fatto emozionare con la vittoria dell’europeo del 2021. Marco ha ricordato che quella non era la nazionale più forte, ma è stata la più brava grazie a tutti quei componenti di cui abbiamo parlato prima: passione, visione, lavoro e anche le persone giuste, come ha ricordato Marco nominando Gianluca Vialli anche con un po’ di commozione. Abbiamo apprezzato così per l’ennesima volta la grande umanità di questo personaggio, che anche Francesco Modugno, inviato di Sky Sport proprio per il Giffoni Sport, ha voluto sottolineare con un tributo a Marco: “É bello ascoltarlo e sentire l’umanità di questa persona. L’espressione del suo lavoro è l’espressione della persona che Marco è”

L’incontro si è concluso con un’ultima perla di Nosotti sul tema di #Giffoni54, l’illusione della distanza: “l’illusione la vedo inizialmente come una cosa buona, ma purtroppo è tale perché c’è poi la delusione. Però gli anticorpi servono e bisogna farli, però guai a non illudersi ragazzi.”

Grazie per la lezione Marco.

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