A Giffoni la giornata contro il bullismo e il cyberbullismo

Il 7 febbraio, il MIM promuove la Giornata contro il bullismo e il cyberbullismo. Una ricorrenza nata nel 2017 e voluta dal Ministero dell’Istruzione per sensibilizzare sulle tematiche che riguardano i due fenomeni in espansione. Questo appuntamento nasce sul filone del Safer Internet Day: una giornata internazionale di sensibilizzazione per i rischi che comporta l’utilizzo di internet, istituita nel 2004 dall’Unione europea. Tra i suoi obiettivi ha quello di offrire a bambini/e ragazzi/e strumenti utili per promuovere l’utilizzo sicuro e responsabile di internet e delle tecnologie digitali. Giffoni, che da sempre promuove l’uso consapevole e responsabile della rete, non poteva sottrarsi a questo invito ed è per questo che il Giffoni in a day di oggi è stato interamente dedicato ad una tematica di grandissima attualità. Protagonisti quasi 500 alunni dell’Istituto comprensivo di Buccino, dell’Ic Della Corte di Pompei, dell’Ic Genovesi di San Cipriano e dell’Ic Giusti di Terzigno.

Dopo l’interpretazione di Annabella Marotta di un testo inteso ed appassionato scritto da Orazione Cerino, ragazze e ragazzi hanno potuto assistere alla proiezione del film “Il ragazzo dai pantaloni rosa” di Margherita Ferri, la drammatica storia vera di Andrea Spezzacatena che, a soli quindici anni, decide di togliersi la vita perché vittima di cyberbullismo. A precedere la visione, i saluti del direttore generale di Giffoni Jacopo Gubitosi: “Questa è una giornata molto importante per noi, perché ci offre l’opportunità di aprirci ancora una volta alla condivisione e alle contaminazioni. Siamo legati a questo film, che ha aperto l’edizione 54 del festival ed ha avuto un successo pazzesco nelle sale e nelle scuole. Mi auguro che sia per voi uno stimolo al cambiamento e alla costruzione di un pensiero critico. Ricordate sempre che, di fronte alle difficoltà, non siete mai soli”.

Il pomeriggio si è aperto con l’intervento del fondatore di Giffoni Claudio Gubitosi: “I social se usati bene sono una grande opportunità, ma non dobbiamo trascurarne i pericoli. Ricordate sempre che la sensibilità degli altri è sacra. Le parole possono essere pietre e fare male, ma hanno anche la capacità di costruire ed è quello il compito che da sempre porta avanti Giffoni, un’idea a cui sono grato per avermi dato la possibilità di incontrare così tanti giovani”. Poi è toccato al sostituto commissario Roberta Manzo della Polizia Postale e a Gabriele Battimelli e Cristina Cesaro, due ragazzi del progetto Youth Panel – Sic Generazioni Connesse.

“Il Sic è un centro di sicurezza in internet – ha chiarito Gabriele – ed è presente in tutta Europa. Aiutiamo i giovani ed i docenti a usare le tecnologie in maniera responsabile attraverso una serie di attività che svolgiamo in tutta Italia con l’ausilio di partner importanti, come Giffoni e la Polizia Postale. Domenica partiremo per Roma dove martedì saremo ospiti del Ministero dell’Istruzione per il Safer Internet Day”. “Parliamo a ragazze e ragazzi dai 14 ai 18 anni – ha sottolineato Cristina – Tramite questo gruppo possiamo condividere le nostre esperienze, facendo in modo che il nostro punto di vista sia preso in considerazione. Abbiamo avuto l’opportunità di seguire delle lezioni formative e di realizzare anche un corto molto bello dedicato proprio al tema del cyberbullismo”. Ad approfondire il cyber crime, Roberta Manzo: “La rete vi regala delle opportunità che la mia generazione non aveva – ha ribadito – ma non dovete sottovalutare i rischi che possono portarvi a diventare vittime o carnefici. Non parlo solo di Istagram e Tik Tok che sono i social che utilizzate maggiormente, ma anche dei sistemi di messaggistica com WhatsApp e Telegram. Spesso si creano gruppi per offendere qualcuno o sottogruppi per escluderne coetanei. Al netto delle conseguenze penali che accompagnano azioni gravi, non dovete mai tralasciare l’aspetto emotivo: provate a immaginare come possa mai sentirsi una persona che si ritrova in una condizione del genere, a vivere l’isolamento dal gruppo. Alla vostra età sentirsi parte è fondamentale per la costruzione dell’identità e non bisognerebbe denigrare nessuno, ma imparare a crescere insieme. Nostro compito è quello di rompere un muro e di aiutare le persone in difficoltà. Proprio per questo è importante fidarsi degli adulti che hanno maggiore esperienza”.

Tantissime le testimonianze giunte dalla platea. Jesser Antonio ha commosso tutti ringraziando il suo amico David che è stato l’unico ad essergli stato vicino in un momento in cui veniva bullizzato; Rachele ha ricordato la delusione subita dalle sue amiche del cuore che volevano escluderla dalle feste; Fortuna ha raccontato di essere stata vittima di commenti spiacevoli per il suo aspetto fisico; Valentina di essere stata picchiata da una compagna con cui praticava attività sportiva, mentre Salvatore ha ammesso di essere un po’ sopra le righe, ma di saper anche essere un ottimo amico per Gianluca.

In collegamernto, poi, la regista del film “I pantaloni rosa” ha risposto alle domande dei ragazzi: “Ho sentito una grande responsabilità. All’inizio di questo progetto ero spaventata, perché volevo rendere giustizia a questa drammatica storia vera e volevo che la madre, Teresa Manes, fosse realmente soddisfatta del prodotto finale – ha chiarito – Una grande sfida, ma anche una grande opportunità. Ho trovato la chiave giusta quando Teresa mi ha detto di volere un film vitale, che parlasse di vita e non di morte. Ed è per questo che ho voluto lavorare sull’umanità di tutti i personaggi, perché alla fine potremmo essere tutti bulli o vittime. Anche io alle scuole elementari sono stata vittima di bullismo: alcuni compagni mi prendevano in giro perché sostenevano che ero la cocca delle maestre. Per me non era così, ma questo mi ha fatto ugualmente soffrire. Inoltre è stato veramente emozionante lavorare con i giovani. E’ sempre un’esperienza dalla quale imparare”.

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