A Giffoni Gaetano Bono, il più giovane sostituto procuratore generale d’Italia: “Studiate con impegno e realizzerete i vostri sogni”

E’ il più giovane Sostituto Procuratore Generale d’Italia ed oggi è stato ospite di Giffoni Impact. Gaetano Bono ha poco più di 40 anni, una carriera già prestigiosa ed un garbo che ha conquistato i ragazzi di Giffoni. Il suo appello è a studiare, ad impegnarsi sempre perché è l’unica strada possibile per ottenere risultati, per raggiungere un obiettivo. “Sono felice, orgoglioso e grato per questa opportunità”, lo dice salendo sul palco della Sala Blu davanti a Claudio Gubitosi, fondatore di Giffoni, che lo ha introdotto ai Giffoner. “E’ un’emozione grandissima essere qua – ha detto – L’idea di Giffoni è quella di dare fiducia ai ragazzi. E’ tutto basato su questo principio ed è una grande responsabilità”.

Ad accompagnarlo in sala la moglie ed i suoi due bambini, Bono è un magistrato dal volto gentile, che colpisce per la pacatezza dei toni: “Entrando in magistratura – ha detto – ho fatto una scelta di campo perché mi piace pensare che il nostro sia un mestiere orientato al bene. Non so se con il mio lavoro sono in grado di cambiare qualcosa. Cerco di fare del mio meglio, di fare il mio dovere nel migliore dei modi“.

Da Crotone a Caltanissetta, Bono ha lavorato in ambienti difficili, caratterizzati da una presenza massiccia di fenomeni criminali. Cosa fa la magistratura per debellarli? E’ la domanda che arriva dalla sala.

Facciamo tanto – risponde il sostituto procuratore – perché ogni giorno ci sono magistrati che studiano i fascicoli, che fanno indagini per provare a reprimere i reati e a contrastare le organizzazioni criminali. Prendo in prestito il tema di Giffoni di quest’anno e posso dirvi che spesso la distanza dello Stato è proprio un’illusione. Anche al Sud dove davvero lo Stato sembra essere assente. Però alla fine lo Stato siamo noi. Ciascuno di noi, con le scelte che fa nel rispetto della legge, contribuisce a portare lo Stato nel proprio contesto”.

Ma lo Stato c’è e deve svolgere il proprio ruolo, al di là del contributo di ciascun cittadino, su questa sollecitazione Bono concorda: “E’ vero – aggiunge – lo Stato potrebbe fare tantissime cose. Dovrebbe investire sui giovani, potrebbe portare nei luoghi più lontani iniziative culturali, stimolare i ragazzi alla lettura, all’approfondimento. Lo Stato potrebbe semplificare molto perché il nostro è un Paese iperburocratizzato, perché abbiamo troppe leggi e a volte è difficile districarsi in questo labirinto di norme che spesso si contraddicono”.

Tanti i temi affrontati nel corso dell’incontro, dalla legalizzazione delle droghe leggere fino al problema dell’esecuzione della pena e, ancora, alla condizione della restrizione in carcere. Bon espone il suo punto di vista.

“Quando vengono arrestati i mafiosi – dice – e vengono portati in carcere vengono garantiti i trattamenti più rispettosi della dignità umana. Ed è una conseguenza naturale di uno Stato di diritto quello di agire con gli strumenti della legge, anche se di fronte hai le organizzazioni criminali. Uno degli Stati con il livello di maggiore legalità al mondo è la Corea del Nord dove, però, manca il rispetto della dignità umana. In Italia si cerca di garantire la legge che stabilisce regole e divieti, ma non per imporre il potere come negli Stati autoritari, ma per garantire il godimento della libertà”.

Ci sono, però, pericoli che vanno evitati e strategie da implementare: “Non accettate – dice Bono – l’ultimo appuntamento perché l’incontro per chiarire è spesso molto pericoloso”.

Il suggerimento a chi vuole intraprendere la carriera di magistrato? Il sostituto procuratore Bono si schermisce: “Non so  – dice – se sono in grado di dare consiglio. So che occorre studiare, serve sacrificio, ma questo vale per la magistratura come per tutto. Niente si improvvisa. Solo lo studio ti consente di realizzare un sogno, un obiettivo”.

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