“La musica insegna ad ascoltare il mondo” Pietro Morello conquista i giffoner nella Sala Truffaut

Il ciuffo color argento cattura subito la luce della Sala Truffaut. La riflette negli occhi vivaci di chi ha imparato a trasformare la curiosità in una professione. Sul volto Pietro Morello porta ancora i colori dell’estate. Nel modo di raccontare e raccontarsi la stessa luce. Sono da poco passate le dodici quando cammina tra le poltrone di pelle granata per raggiungere il palco, accolto dall’applauso dei giurati Generator +13. Creator, musicista e divulgatore seguito da milioni di ragazzi sui social, Pietro è soprattutto un giovane uomo che ha trovato nella musica una chiave di lettura del proprio io e della propria esistenza nel mondo.
«La musica non è arrivata come una risposta ma come una domanda» spiega. «Alla fine delle scuole medie non mi sentivo integrato nel gruppo dei miei amici e nei contesti che frequentavo. In casa c’era un pianoforte perché lo studiava mia sorella. Ho iniziato a suonarlo e mi sono accorto che riuscivo a raccontare emozioni come la rabbia e la frustrazione. La domanda era: come posso farmi capire dalle persone? Da lì è nato tutto».
Quel percorso lo porta alla musicoterapia, poi alla divulgazione e infine ai social dove oggi alterna musica, volontariato e racconti dal mondo. Attualmente sta lavorando anche a un documentario dedicato agli animali che utilizzano la musica per comunicare tra loro. «Il mio migliore amico è il pianoforte» sorride. «La sfida più grande, invece, resta la cornamusa. Ma non riesco ancora a suonarla come vorrei».
Tra le domande dei giffoner ce n’è una che cambia improvvisamente il tono dell’incontro. È un ragazzo a prendere la parola e a raccontare di convivere con il disturbo da deficit di attenzione. Morello non gira intorno alla risposta: «Anch’io ho l’Adhd. La diagnosi l’ho ricevuta da adulto, e soltanto perché l’ho cercata io. Da bambino nessuno me lo aveva detto. Credo che gli insegnanti debbano essere sempre più preparati e consapevoli rispetto alle neurodivergenze. Solo così si possono costruire percorsi davvero mirati e inclusivi».
La musica torna ancora al centro del dialogo con i giffoner presenti nella Sala Truffaut. Per Morello è molto più di un linguaggio artistico. È uno strumento educativo: «Dovrebbe entrare in tutte le scuole come materia perché educa all’ascolto di sé, degli altri e del mondo. La musica può diventare uno straordinario strumento di didattica integrata. Gli studenti potrebbero studiare i testi di canzoni che affrontano temi attuali come la guerra e la diversità».
L’ultima curiosità riguarda la comunicazione: «La nostra voce è uno strumento musicale. Le pause, il respiro, il ritmo. Imparare a usarla» conclude Morello «è esattamente come imparare a suonare uno strumento».

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *