Al teatro del FAMI l’attrice Ravoli mette in scena l’ascolto

Si chiama “io ascolto” ed è il laboratorio teatrale che Anna Ravoli tiene nello stand del FAMIFondo Asilo Migrazione e Integrazione 2021/2027. “Ho voluto che si chiamasse così perché è proprio dall’ascolto dell’altro – spiega l’attrice – che si impara a conoscere sé stessi”. Ed è tutto qui il significante di questo “gioco” che una decina di ragazzi tiene qui al Giffoni Film Festival. “Sì certo – continua la Ravoli – insegno le tecniche della comunicazione teatrale, ma l’obiettivo è riuscire a trasmettere i valori fondanti. E l’ascolto, è l’elemento indispensabile che ci consente di connetterci con gli altri, di permeare noi stessi delle diversità che sono la ricchezza di ognuno”.

Un gioco che avvicina i ragazzi ai temi del FAMI; uno strumento finanziario istituito dal Ministero dell’Interno che l’Europa offre agli Stati membri per migliorare la gestione dei flussi migratori, dall’Asilo, all’Integrazione sociale, fino al Rimpatrio nei Paesi d’origine.

Tutti in cerchio, a creare uno spazio scenico virtuale nel quale muoversi. I ragazzi iniziano con esercizi che servono a sciogliere il corpo e nel mentre, a occupare la scena. E un modo per superare le barriere emotive, che pure in epoca di social network inibiscono i ragazzi, e a farlo davanti a coetanei che non conoscono. Ed è qui che si compie la magia del teatro, che diventa conoscenza di se e dell’altro, come l’ascolto che mette in moto la Ravoli in questo lavoratorio.

L’ascolto “è ritmo, emozione, spazio. Sono esercizi con il corpo e attraverso i sensi” per arrivare alla fine all’esperienza dell’improvvisazione dove ogni ragazzo, “mette in scena” la propria creatività sul tema dato. “Mi sono molto divertita – commenta una piccola giurata – Per me è stato bello immaginare e raccontare”. Muoversi nello spazio teatrale “è stato divertente e buffo – commenta un altro ragazzo – all’inizio avevo timore di farlo, poi piano piano ho iniziato a seguire gli altri e alla fine è stato un bellissimo gioco”.

“Dalle loro improvvisazioni imparo moltissimo” conclude la Ravoli. “Lavorare con i ragazzi è arricchente, confrontarsi con la loro immaginazione è un gioco bellissimo”.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *