“Tutto il buono della società e l’empatia le ritrovo in questa sala, siete la speranza affinchè ci siano sempre meno Willy”: al Gff le prime scene di “40 secondi

“La metà” di 40 secondi. E’ il tempo che ci è voluto per emozionarsi in attesa di vedere il prodotto completo e finito di un film di Vincenzo Alfieri prodotto da EaglePictures che ha già rubato l’anima dei giffoner presenti nella sala Truffaut che hanno avuto il privilegio di vedere alcune scene in anteprima di quello che si potrà vedere in sala dal 20 novembre. Il film del regista salernitano è ancora in fase di registrazione ma insieme a Roberto Proia e ai due attori Justin De Vivo e Francesco Gheghi, si è riusciti a portare al Giffoni Film Festival un evento speciale di rilevanza mondiale. Il film “40 secondi” è tratto da una storia vera, quella di Willy Monteiro Duarte, brutalmente ucciso nel 2020 e prende ispirazione dal libro di Federica Angeli che ha raccontato le ultime ore di vita del ragazzo di origini capoverdiane ma residente a Roma, che dopo aver provato a sedare una rissa tra altri giovanissimi, ha perso la vita. Un caso di cronaca che ha scosso le giovani generazioni ma che ha risvegliato le coscienze anche di quelle più vecchie. Nonostante sia ancora un tema attuale, Alfieri ha voluto portare sul grande schermo la verità nuda e cruda di una storia che ha assunto i contorni bui e su cui ancora oggi ci si pone domande e riflessioni, nonostante gli esiti giudiziari. Aprire la mente, sensibilizzare tutti affinchè “ci si guardi allo specchio”, risvegliare ancora di più le coscienze, in un mondo di poca empatia e in cui la violenza sembra essersi radicata. Tantissima la commozione in sala Truffaut con delle piccole scene in anteprima che hanno stimolato il dibattito. Proia insieme ad EaglePictures ha prodotto anche “Il ragazzo dai pantaloni rosa” ed è particolarmente legato e sensibile alla tematica trattata: “Siamo molto felici di tornare un anno dopo a parlare di un’altra storia esemplare ma che racconta una realtà che i ragazzi vivono tutti i giorni sulla loro pelle, non c’è soltanto un Willy Monteiro, ci sono Willy Monteiro tutti i fine settimana – ha dichiarato Proia – e quindi sentivamo che fosse giusto parlare di questa storia e un ringraziamento particolare va non tanto la produzione quanto a Vincenzo (il regista, ndr) che sta ancora girando il film e che oggi appunto si stacca dal set e domani ritorna a girare il film e che è riuscito a mettere in piedi queste clip che voi vedrete per dare a voi che siete poi il destinatario finale di questo film un assaggio di quello che il 20 novembre poi avverrà perché uscirà in sala il film il 20 novembre, quindi la storia di Willy era una storia importante come quella di Andrea Spezzacatena“. E’ stato importante per Vincenzo Alfieri confrontarsi con i ragazzi appartenenti anche al suo territorio, con le sue radici salernitane rivendicate in sala fortemente: “All’inizio ero titubante perché sembrava una storia di cui tutti sapevano tanto, nel 2020 quando Willy è morto se ne parlò tantissimo forse anche in modo quasi irrispettoso, ognuno aveva un punto di vista. con Roberto (il produttore, ndr) abbiamo già fatto un film e c’è un bellissimo rapporto e ho capito che se lui crede in qualcosa bisogna in qualche modo seguirlo e la cosa che poi mi ha fatto decidere di farlo è stato dopo aver letto il libro di Federica Angeli è l’aver intervistato gli amici, i veri amici di Willy: ho capito che la gente non sapeva niente della storia vera e che c’era tanto da raccontare, ma soprattutto una cosa che mi interessava raccontare era che quando si è molto giovani – ha dichiarato Alfieri – ci si sente immortali e non è così, spero che il film possa parlare con verità alle persone e spero che i ragazzi che guardano questo film si chiedano quanto sia giusto credersi immortali.  Non sono mai stato davanti a così tanti ragazzi. Tra l’altro io Sono di Salerno, ci tengo a dirlo. È bellissimo per me essere qui”. Willy è rappresentato con un essere umano, non un supereroe: “E’ una persona normale che non ha fatto un gesto eroico, ha fatto un gesto molto umano che è il tema di questo festival – ha continuato il regista – lui si è messo in mezzo per sedare una rissa tra due persone di cui uno era un suo amico, ma aveva interesse affinché nessuno dei due si facesse male e che non lo rende un supereroe ma una persona davvero molto umana e per me è stato interessante capire come arrivare a questo. Questa è una storia purtroppo molto moderna ma anche passata e che sarà attuale anche in futuro. Le vicende sono figlie di un maschilismo tossico sia verso le donne che verso gli uomini. Oggi le persone sono molto concentrate su se stesse e poco sulla collettività e sugli altri: c’è poco ascolto e c’è poca comprensione, viviamo in un momento storico in cui non c’è rispetto per niente, in cui oggi le persone muoiono con una facilità, pensavamo di aver fatto grandi passi in avanti, ma si sta tornando indietro”. Le storie di Andrea Spezzacatena e Willy Monteiro si intrecciano: “Quello che possiamo fare per onorarli e rispettarli è far sì che grazie al cinema e al potere che ha il cinema, ci siano sempre meno Willy e sempre meno Andrea – ha dichiarato Proia – accendere un faro per far vedere una fotografia di quello che sta succedendo per accendere un minimo di consapevolezza in più, il vero assassino in questa storia è l’indifferenza”.

Il film tende la mano all’umanità, affinchè esca sempre più allo scoperto, senza nascondersi. Ne è convinto anche Francesco Gheghi, presente in Truffaut: “Esistono alcune persone nel mondo come Willy e Andrea che non so da chi, non so perché, non so dove, vengono scelte per rappresentare il dolore di tante vite e di tante storie che non vengono rappresentate. Willy prima di essere un ragazzo morto, ha avuto una vita, c’è stato un racconto, c’è stata una persona, ci sono stati dei sorrisi. Grazie al cinema possiamo cercare di diventare una società migliore,di tendere la mano verso il prossimo, verso un’umanità, verso un amore e secondo me è la componente più bella del film perché Vincenzo e tutte le persone che stanno partecipando a questo film, alla costruzione di questa storia mettono in primis il loro cuore e il loro amore senza mai essere retorici, senza mai essere didascalici, senza mai utilizzare del perbenismo, ma raccontando sempre la verità fino in fondo per portare rispetto a persone che purtroppo hanno perso la vita per educare noi”.
L’empatia e quella società migliore che il produttore ha potuto toccare con mano nella sala, tra i giffoner che si affacciano al Giffoni Film Festival come un’opportunità d’amore e di speranza: “La piaga di questa società adesso è una fortissima mancanza di empatia e di bontà, si uccidono le persone come fossimo in un videogioco o una serie televisiva senza pensare che appunto quelle persone stanno combattendo una loro lotta. Ma io credo anche che esiste una società buona e in questa sala la vedo – ha concluso Proia – Credo che esista una parte sana che questo cinema vuole incoraggiare. Parliamo di una maggioranza di persone empatica, di persone buone, di persone che hanno scelto da che parte stare”.  La carezza finale e l’abbraccio incondizionato è arrivato infine dall’attore protagonista Justin De Vivo: “Questo film mi ha lasciato una parte di lui (Willy, ndr). Spero di averlo elogiato al massimo e questo è solo quello che voglio e quello che spero che sia”.

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