Trad: l’evasione dalle imposizioni e l’amore per la musica

Pieno di senso di ribellione, amore, rivelazioni, momenti avventurosi e soprattutto tanta musica: “Trad” di Lance Daly, film in concorso per la categoria Generator +13 del #GiffoniFilmFestival 2026, è un giubilo all’arte nella sua forma più pura. Un film variegato, che fa riflettere sull’importanza di riuscire a darsi uno spazio anche quando sentiamo di odiare quello per cui siamo portati.

Shona è una ragazza con uno spiccato talento per il violino: per le imposizioni della madre, che ha sempre visto la musica come un’eterna competizione, la ragazza si è allontanata dalla musica tradizionale e detesta lo studio. Una sera incontra in una locanda un gruppo di artisti di strada che suona esclusivamente musica tradizionale irlandese. Il gruppo è guidato da un certo Harky, signore che rifiuta il contatto con qualsiasi cosa sia classificabile come “moderno”, a partire dagli smartphone. Nonostante le varie ambiguità, Shona è incuriosita da quello stile di vita, oltre che delusa dal comportamento della madre, che sembra essere distaccata emotivamente dai figli. Decide quindi di prendere suo fratello e vivere l’avventura con lui. Piena del talento che tutti i membri del gruppo vorrebbero possedere, la ragazza, nel suo viaggio ritroverà l’amore verso la musica e riscoprirà molti lati di sé. Una storia che ha emozionato tantissimo i #giffoners presenti in sala, che hanno fatto partire infiniti applausi nelle scene focali del film.

La platea, completamente catturata dal film, ha avuto l’occasione di confrontarsi col regista irlandese Lance Daly.

Lorenzo è stato il primo a prendere parola: “Ho amato questo film, io suono il piano e la batteria. Il mio sogno è fare quello che ha fatto Shona nel film, partire con solo la mia musica. Il tema di quest’anno è “le cose impossibili”, qual è la cosa davvero “impossibile” che Shona ha realizzato?”.

Il regista ha risposto: “Ci sono tre cose impossibili che ha fatto la protagonista. Il fatto di aver inchiodato il cellulare, che in quest’epoca è impossibile per tutti. La seconda è il fatto che sia riuscita a vedere le cose in modo più distinto, ha capito di amare la musica e detestare il comportamento di sua madre. La terza è il fatto di riuscire a vivere sulla propria musica, ha creduto di poter sopravvivere solo suonando. Ed è un concetto estremamente potente nel campo dell’arte. Tante persone vorrebbero crearsi una vita tramite l’arte, per quanto non sia facile”.

Il secondo giffoner a prendere parola è stato Karl: “È un messaggio alle persone che vivono di arte e hanno insicurezze. Cosa ti ha dato l’ispirazione per fare questo film?”

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