Sedici Modi di Dire Ciao, a #Giffoni55 la prima edizione del laboratorio di Body Percussion

Per imparare a scoprire la musica dentro se stessi e a stare con gli altri, facendo esperienza dello spazio e dell’ambiente in cui il bambino vive

 I tamburi a scandire il ritmo. Una vibrazione, un suono ancestrale, primigenio, che diventa pretesto per creare aggregazione. Ogni battito scandisce un’azione, per imparare a riappropriarsi dello spazio e del legame con gli altri. Niente smartphone. Solo la musica e il corpo in movimento che diventa a sua volta strumento.

Un successo il debutto, per la prima volta a Giffoni, del laboratorio di Body Percussion (o percussione corporea), ovvero l’arte di creare suoni usando le varie parti del corpo. Schiocchi di dita, mani che battono, piedi e infiniti suoni che un essere umano può creare.

I sorrisi si sprigionano in tutta la loro bellezza sui volti dei bambini, tra foulard svolazzanti dagli infiniti colori dell’arcobaleno: in tantissimi oggi hanno preso parte all’attività che rientra in “Sedici Modi di dire Ciao”, tra i progetti speciali che il Festival persegue per favorire l’aggregazione e per contrastare la povertà educativa e relazionale.

«I bambini scoprono il ritmo che esiste dentro di loro – sottolinea la tutor del Corso, Roberta Di Maio, cantante, percussionista e body musician –  È un esercizio che potenzia l’ascolto e la consapevolezza ritmica., incrementa la fiducia in se stessi, apprendono la coordinazione, ma soprattutto vivono un’esperienza coinvolgente e a contatto con gli altri. Soprattutto incrementa la fiducia in se stessi attraverso l’espressione corporea, riduce lo stress e promuovere il benessere in generale».

Si tratta della metodologia di insegnamento Orff-Schulwerk, basata sulla relazione e l’importanza tra musica e movimento. I bambini imparano la musica attraverso la danza e il corpo, che diventa strumento espressivo con l’uso dello strumentario, tra cui legnetti e tamburi.

«La collaborazione con l’altro, nel corso dell’attività laboratoriale, è un aspetto fondamentale, soprattutto nello scenario attuale, dominato da tecnologie spesso alienanti: i piccolini non si sanno muovere nello spazio. Attraverso la body percussion imparano a percepire il proprio corpo e quello dell’altro in relazione all’ambiente», spiega Roberta.

Prossimo appuntamento con il lab al Giffoni Village è previsto per il 25 luglio 2025, con una doppia session, mattutina e pomeridiana.

«Mi sono formata al conservatorio di Salerno in canto jazz, poi mi sono trasferita a Roma per sviluppare questo metodo di studio, che è soprattutto una missione che supera la passione della musica– insiste Roberta – È la volontà di accompagnare il bambino nel suo percorso di crescita psico-pedagogico. Esistono i bambini, dobbiamo dargli forza. La luce che emanano va valorizzata. È un’esplorazione continua delle proprie potenzialità, soprattutto in questa prima edizione a Giffoni. Per capire chi sono i bambini, come pensano e cosa desiderano».

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