Sanchini a Giffoni Sport: “Vi racconto quella volta della telecronaca Dovizioso-Marquez”

“La gara più bella che ho commentato è stata Dovizioso-Marquez in Giappone. Dovizioso ha reagito, è andato a prenderlo, hanno fatto gli ultimi cinque, sei giri meravigliosi. A un certo punto siamo caduti in due in telecronaca. C’è un vuoto di commento negli ultimi secondi della gara. Non lo abbiamo fatto di proposito: solo chi l’ha vissuto può capire: se non c’è coinvolgimento, non è telecronaca”. Così Mauro Sanchini impatta sulla platea dei giovani ambassador di Giffoni Sport. Introdotto dalla giornalista Vera Spadini e dopo un siparietto con il collega e amico Guido Meda, Sanchini si imbatte nelle domande e nelle curiosità dei ragazzi.

Come si diventa piloti? Ex pilota motociclistico italiano, commentatore tecnico della MotoGP per Sky Sport, dice “che un po’ pilota ci nasci ed è anche una dote naturale, come un bambino che si butta sul triciclo a tre anni. Sui polpastrelli senti tutto e vivi tutto: freni, motore, ciò che guidi diventa parte di te”. È giusto sbilanciarsi nella telecronaca? “La professionalità non deve mai mancare, anche quando c’è coinvolgimento. Però se vedi una gara che travolge e inebria, soprattutto se c’è un italiano che si gioca tutto, come fai a non trasmettere le tue emozioni al pubblico?”

Due vite agli antipodi: prima da pilota, alla ricerca del tempo migliore, poi con la necessità di rallentare, cambiando mestiere. Com’è stato… frenare? “Quando guidi la moto in un circuito, lo fai più forte possibile e provi una sensazione che solo la moto e la gara possono dare. Sforzarsi nel commentare è ancora più difficile, se pensi che potresti essere ancora in grado di provarci in sella. Riesci a farlo solo se dentro di te decidi che ciò che facevi prima è finito. Il cervello deve decidere che è un capitolo chiuso”.

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