Radin, scienza e filosofia devo necessariamente dialogare per un mondo migliore

White Whale Cafè è lo spazio Instagram che Eugenio Radin, laureato in Filosofia, dal 2022 utilizza per diffondere pensiero critico e parlare di filosofia a un target di persone, che in rete, generalmente rimbalza su contenuti defaticanti. Una scommessa vinta, visto che circa 260mila follower seguono i suoi contenuti.

E proprio dal pensiero filosofico, che i ragazzi della Impact, confezionano la prima domanda scomodando il concetto delle forme a priori di Immanuel Kant, “queste lenti attraverso le quali noi filtriamo la realtà” e dunque lo sguardo che oggi passa attraverso la “lente” dello smartphone. “Kant – risponde Radin – ci insegna una cosa incredibile, che noi non conosciamo il mondo per quello che è ma per come ci appare”, che tradotto significa “che non abbiamo la verità in tasca”. “Cosa significa – argomenta – che le cose che vediamo, per quanto pensiamo siano state elaborate in maniera scrupolosa e precisa, sono sempre filtrate dalla nostra mente e in questo, lo smartphone non ha fatto altro che amplificare un fenomeno che esiste da quando esiste l’umanità”. E riportando questo concetto nell’informazione, Radin spiega: “Chi ci consegna le informazioni, è come noi: affetto da pregiudizi e da una certa visione del mondo. E quindi, spesso, abbiamo una visione parziale delle cose”. E arrivando a noi e alla comunicazione social, Radin è convinto “che oggi non sia peggio rispetto al passato dove la comunicazione era affidata a pochi media e spesso edulcorata, controllata, manipolata. Oggi i social ci offrono uno sguardo anche lì dove non saremo potuti arrivare prima. Tremila porte, e molte di queste offrono una visione nuova sul mondo. Il punto è un altro: chi è che ci insegna a capire quale porta aprire? Attualmente, nessuno”.

Tra le altre curiosità chieste dai ragazzi, il dialogo tra i “boriosi delle discipline Stem” e chi invece “cerca di far capire che dietro la scelta di un modello matematico, c’è un pensiero?”. Radin confessa di essere “un grande fan delle materie Stem, ho fatto un anno di Fisica e sono diplomato al Liceo Scientifico”. Ma la cosa importante è “la necessità dio stabilire un dialogo con l’umanesimo, la filosofia. Cosa che non succede oggi”. Il problema è da ricercarsi “dal fatto che veniamo da un’epoca che considerava le materie umanistiche, la cultura e poi c’era il resto. Nell’Ottocento, gli umanisti non dialogavano con gli scienziati, considerandoli vili meccanici” invece è “necessario mettere insieme l’analisi dei dati, il rigore della scienza, con qualcosa che va oltre quello che quei dati dicono”. Il riferimento è ai grandi saggi del passato, “Galileo è considerato uno scienziato ma lui diceva di sé che era un filosofo. In tempi più recenti, Primo Levi che era un chimico ma è famosissimo come scrittore”. Insomma “il binomio deve essere recuperato per superare il rigore dei numeri e recuperare il cuore”.

 

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