Pasolini tra cinema, teatro, poesia e diritti: la lezione di Capovilla

Cinema, teatro, poesia, diritti civili: sono state queste le coordinate che hanno caratterizzato il nuovo appuntamento tenuto nella Giffoni Multimedia Valley nell’ambito del progetto Pier Paolo Pasolini: i suoi “100” volti, azione pensata da Giffoni in occasione del centenario della nascita di una delle voci più rappresentative e controcorrente del Novecento italiano, realizzata con il contributo della Presidenza del Consiglio dei Ministri – Struttura di missione per la valorizzazione degli anniversari nazionali e della dimensione partecipativa delle nuove generazioni.

In sala Blu, tantissimi studenti degli istituti Giancamillo Glorioso di Giffoni, dei licei Cantone e Imbriani e dell’Isis Europa di Pomigliano d’Arco hanno assistito alla proiezione del film di Pier Paolo Pasolini “Edipo re”. Ispirato a una tragedia di Sofocle reinventata alla luce di Freud, è il primo film dove Pasolini si misura con il mito classico, per evocare, in modo visionario e onirico, la propria autobiografia. Il poeta-regista cala la storia di Edipo in una dimensione barbarica e allucinata, dove Ouarzazate e altri luoghi del Marocco diventano Corinto e Tebe e la Grecia antica viene trasfigurata nella dimensione onirica del deserto.

Dopo la proiezione, ragazze e ragazzi sono stati autonomi protagonisti di un dibattito moderato da Orazio Cerino. Il sottofondo autobiografico di Pasolini uomo, l’odio nei confronti del padre, la declinazione del mito in chiave psicoanalitica, sono stati alcuni dei temi affrontati in sala. Non sono mancate le critiche: Carlo ha confessato di non aver apprezzato il film perché troppo astratto. Letizia ed Edoardo si sono poi confrontati sulla cifra stilistica del regista e sulla scelta di ambientare la storia in Marocco.

Il mito di Edipo è universale, ogni bambino ha pulsioni sessuali nei confronti della madre e ogni bambina nei confronti del padre. Esiste una circolarità che il regista ha saputo raccontare”, è stato il commento di Edoardo. Victoria ha detto che per i giovani il fim “è di difficile comprensione perché bisogna stare attenti ai vari passaggi narrativi, dato che si offre molto spazio alle scene anziché ai dialoghi e alla spiegazione della trama, inoltre è molto diverso dal cinema contemporaneo, però allo stesso tempo è interessante interfacciarsi con una cinematografia diversa dalla nostra”.

A Giulia è piaciuto perché “il regista non ha provato ad alterare la storia, ma si è attenuto al testo originale. Bisogna avere gli occhi incollati allo schermo per capirlo. I suoni hanno enfatizzato la drammaticità delle scene”.

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La giornata è proseguita nel pomeriggio, in Sala Galileo, con Pierpaolo Capovilla che ha presentato la lettura scenica de “La religione del mio tempo” di Pier Paolo Pasolini. Il front man de Il teatro degli orrori è stato infatti protagonista di una performance di grande impatto scenico. “Il poeta vide con chiarezza profetica come la società italiana, appena liberatasi dal nazi-fascismo, andava dimenticandosi dei valori della Resistenza per abbracciare i controvalori del consumismo più sfrenato, dell’arrampicamento sociale e della corruzione. Quel processo di oblio dei valori dell’uguaglianza, della giustizia e del progresso umanistico propri della resistenza, fu infatti un processo di costante allontanamento dagli stessi che irrompe oggi nella nostra contemporaneità – si legge nelle note di regia – deflagrando nel tessuto sociale della comunità italiana, e trasformando quest’ultima in una molteplicità di individui indifferenti gli uni agli altri. È ciò che Pasolini individuava sapientemente come il riemergere del fascismo nell’imborghesimento delle masse. Il consumismo altro non è che la vittoria della legge del più forte. Nel contesto della contemporaneità in cui insistono le nostre vite, questa “lettura scenica” del poema pasoliniano vuole essere un tentativo di riavvicinamento non soltanto alla poesia di Pier Paolo Pasolini, ma alla critica, impietosa e crudele, che egli seppe esprimere nei confronti del consorzio umano che chiamiamo Repubblica Italiana. Questa lettura vuole essere un atto genuinamente politico e partigiano, in un momento storico che è forse il più periglioso che la nostra democrazia abbia fino ad oggi affrontato”.

Pasolini sa raccontare le trasformazioni del popolo italiano con rabbia, crudeltà e ferocia. E’ stato uno dei principali interpreti della parresia socratica. Ognuno di noi mente quasi quotidianamente, per quieto vivere, per non ferire gli altri, per fare buon viso a cattivo gioco o per corrodere. La parresia è l’arte socratica di dire la verità di fronte al tiranno e Pasolini ne è l’esempio più alto, disse tutta la verità e ne pagò le conseguenze – ha detto ai giovani Capovilla introdotto da Gianvincenzo Nastasi del team della direzione – Enunciare la poesia di Pasolini in un momento storico come questo è diventato urgente. Il mio incontro con la poesia è avvenuto da giovanissimo con Majakovsij, inizialmente senza capirci nulla, poi l’ho riscoperto tanti anni dopo perché mi proposero di fare un reading. Comprai una raccolta e mi ritrovai a leggere a voce alta i suoi versi: lì compresi che l’enunciazione è fondamentale, guardandomi allo specchio mi dissi: santo cielo, le hai dette tu queste cose così belle, perché le poesie sono fulmini a ciel sereno. Pasolini poeta l’ho scoperto molto tardi. Conoscevo il regista, il romanziere, il polemista politico, ma il poeta mi sfuggiva. Ho compreso che tutta la sua opera artistica è poesia”.

Intanto resta ancora aperta e visitabile fino al prossimo 8 gennaio l’esposizione d’arte “Pasolini 22-22” presso gli spazi espositivi della Giffoni Multimedia Valley. La collettiva è stata curata da Enzo Trepiccione, insieme a Marcello Gallo ed ospita opere di Luz Banòn, Deborah Napolitano, Enzo Trepiccione, Claudia Buttignol, Carlo De Lucia, Alejandro Torres, Virginia Bernal, Salvador Torres, Kraser, Cesare Serafino, Lucio Afeltra, Vittorio Vanacore, Simon Ostan Simone, Manuel Perez.

Capovilla 12 dicembre 2023 (14)

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