“Nuotiamo nel mare della vita senza sentirci pesci fuor d’acqua:” Daitona e Federazione Sportiva Sordi Italiani ospiti di Giffoni Sport

Un giorno d’inverno, a gennaio 2022,  la regista Veronica Spedicati (appassionata di cinema dall’età di 7 anni, cresciuta con il mito di Spielberg, film dell’infanzia E.T.), bussa alla porta dei produttori Lorenzo Lazzarini, Lorenzo Giovenga, Valentina Signorelli e dice che c’è da fare una roba folle. Daitona accetta e vien fuori “Come pesci nell’acqua”. 

Un ricercatore sordo si reca a Caxias Do Sul, in Brasile, per seguire la ventiquattresima edizione delle Deaflympics e cercare di capire perché da più di cento anni atleti sordi di tutto il mondo si riuniscano per gareggiare tra loro. Sullo sfondo delle Olimpiadi, prendono vita le storie di tre atleti sordi italiani che lo aiuteranno a entrare nella complessità di un evento del quale poche persone sono a conoscenza. Tre storie diverse accomunate da un unico tema: la crescita e lo sviluppo dell’identità dei giovani atleti sordi, che grazie al contesto sportivo imparano a muoversi nel mare della vita senza sentirsi come pesci fuor d’acqua.

Il film documentario fa vedere questo mondo con gli occhi dei sordi. “E’ un progetto che attraversa l’anima, realizzato in un post Covid anche in difficili condizioni. In Brasile c’era un contesto particolare nel quale girare in ragione anche dei Giochi Olimpici per Sordi”, dice il produttore Lorenzo Lazzarini. 

La vita sul set è stata stimolante ma anche difficile. “Significa realizzare un progetto che spinga molto sulla formazione, sull’identità dei giovani – dice la regista Veronica Spedicati – Eravamo una troupe mista – sordi e udenti – e abbiamo cercato di comunicare sul set con dei tempi evidentemente molto più lunghi. È stato difficile ma anche interessante da un punto di vista comunicativo e di scambio. L’obiettivo era arrivare a un doppio pubblico per aprire una finestra sulla Federazione Sportiva Sordi Italiani e la crescita e lo sviluppo dell’identità dei giovani atleti sordi, che grazie al contesto sportivo imparano a stare insieme. Lo abbiamo fatto attraverso tre storie diverse. Non so dire se abbiamo rappresentato pienamente il punto di vista dei sordi, perché non lo sono, ma ci abbiamo provato e abbiamo messo tutto noi stessi”. 

Loredana Bava, consigliere Federazione Sportiva Sordi Italiani, spiega: “L’unico requisito è che il partecipante abbia perso l’udito di 55 decibel. Nel documentario vengono evidenziati diversi tipi di sordità: c’è chi utilizza solo i segni, chi solo la voce e chi entrambe le cose. Alcune persone utilizzano l’impianto, altri le protesi e altri nessuna delle due cose. L’opinione superficiale è che gli atleti sordi vengano ghettizzati ma non è così. Gli atleti sordi non giocano solo con i sordi ma possono giocare anche con udenti in gare europee, mondiali, Olympics. Il vincolo è che per gareggiare bisogna togliere sia impianto sia protesi per gareggiare alla pari. C’è uno spirito di adattamento. Il progetto non è solo della Federazione ma anche del Pio Istituto Sordi di Milano”

Ecco la testimonianza di Susanna Ricci, atleta sorda che sul set è stata anche mediatrice linguistica: “Frequentiamo le scuole, facciamo le nostre attività quotidiane, talvolta siamo oggetto di episodi di discriminazione. Eppure tanti ragazzi sordi non avevano mai frequentato altri ragazzi con le stesse problematiche, prima di queste competizioni sportive internazionali. Lo fanno nello sport ed è stato come prendere consapevolezza della propria dimensione insieme agli altri”. 

Tutti associano il Brasile alle vacanze e alle spiagge dorate “ma noi siamo arrivati lì a maggio, ci trovavamo in una regione del sud, eravamo a quattro ore di viaggio dal mare, avevamo le felpe e abbiamo capito che potevamo solo lavorare – ironizza Luca Des Dorides – Sono stato la voce del narratore ma io neppure l’ho mai sentita una voce del narratore, non la sento più”. 

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