Muroni ai giffoner: “Realizzate i vostri sogni con cuore e determinazione E’ questa la meritocrazia”

Una storia di cuore e resilienza. La storia di “un ragazzo normale, non un fenomeno“. Uno che “non ha mai smesso di credere nel suo valore ed è andato oltre i ‘no’ e le porte sbattute in faccia per dimostrare prima di tutto a se stesso di potercela fare“. E ce l’ha fatta Stefano Muroni, trentacinque anni, attore sceneggiatore e produttore nonché protagonista di un incontro di straordinaria ispirazione con i ragazzi del workshop+18 nella Sala Verde della Multimedia Valley.

“Sono felice di essere qui, io amo Giffoni e il suo direttore Gubitosi, un uomo geniale che ha costruito negli anni un posto incredibile partendo proprio da un sogno” esordisce il ferrarese di nascita e giffoner di adozione. “Fin da bambino sentivo l’esigenza di fare l’attore, raccontare storie. Ma mia madre faceva la maestra, mio padre il poliziotto e i miei nonni gli operai. Ho dovuto rimboccarmi le maniche“.

Muroni cresce a Tresigallo, piccolo comune dell’Emilia. A dodici anni studia recitazione in una compagnia teatrale per poi iscriversi al conservatorio per dedicarsi al pianoforte e tentare, dopo il diploma, l’ammissione al Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma. “Più di mille candidati e una selezione molto dura“. I risultati gli vengono comunicati via mail: tra i sedici ammessi c’è anche il suo nome. “Ho toccato il cielo con un dito. E’ stato un periodo meraviglioso, fondamentale per la mia formazione. Mi sono diplomato con maestri del calibro di Rosi, Giannini e Morricone” racconta tradendo ancora una certa emozione. “Dopo quel momento tutto è tornato come prima. Nessuno mi ha chiamato per lavorare“.

Muroni non si perde d’animo. Scrive un corto, trova tremila euro per realizzarlo, lo interpreta e partecipa a quattro festival vincendo quello di Terni. Il corto si chiama “Trenta e lode” e parla di Università e meritocrazia. “Le proposte di lavoro non arrivavano lo stesso” ricorda. “Così mi sono detto: questo è il momento di non mollare!“. La tenacia lo porta a scrivere un mediometraggio di nome ‘Tommaso’, a trovare ottomila euro per girarlo, a interpretarlo e a vincere il premio “Colosseo d’Argento” al Festival del corto di Roma. “Eppure il telefono continuava a non squillare“.

Muroni sceglie allora di reagire con la solita determinazione mista a intraprendenza realizzando un vero e proprio film. “Quando senti di valere, di avere un valore che non ti viene riconosciuto, devi alzare per forza l’asticella“. Il film, dedicato al terremoto in Emilia, la sua terra, viene acquistato da Sky e presentato all’istituto di cultura di Bruxelles. E’ lo switch decisivo. Il cambio di passo. L’uscita dall’isolamento. “La mia vita da allora è cambiata. Ho aperto una società di produzione, scritto un film su don Minzoni che la Rai ha acquistato e un secondo sulle nevrosi di guerra prodotto dal ministero della Cultura e dalla Film Commission dell’Emilia“. La pellicola si chiama ‘Il soldato senza nome’ ed è in uscita a novembre.

“La mia storia” chiude il cerchio Muroni “non è la storia di un fenomeno ma di una ragazzo normale, di provincia, che non ha mai smesso di sognare e che ha fatto di tutto per realizzare i propri sogni. La meritocrazia esiste ma per essere affermata servono cuore, impegno, certo anche un pizzico di fortuna ma soprattutto resistenza, caparbietà, volontà, tanta forza di volontà“. Muroni ha frequentato da ragazzo le masterclass di Giffoni e, su invito del suo ideatore e fondatore Claudio Gubitosi (“al quale sarò sempre grato“), è stato per diversi anni uno dei conduttori del festival. Oggi viene definito un ‘imprenditore della creatività’. “Questo Festival è la dimostrazione di come un grande sogno possa diventare una grande realtà. E’ la lezione più bella e potente che Giffoni da cinquantaquattro anni consegna ai ragazzi di tutto il mondo“.

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