La parola, la scrittura, la rete: Cristiano Godano si racconta ai ragazzi di Giffoni Shock

Cristiano Godano, musicista, cantautore, scrittore e frontman della band Marlene Kuntz è stato il secondo protagonista del pomeriggio della terza giornata di Giffoni Shock, l’evento cofinanziato dal Ministero della Cultura – Direzione Generale Cinema e Audiovisivo come progetto speciale – annualità 2022.
Esiste una distinzione tra creativo e artista? “Non è semplice dare una definizione di creatività – ha detto Godano – Ho un istinto corroborato dalla mia esperienza trentennale nel campo della musica. Di sicuro, in maniera istintiva, penso alla mia attività dal punto di vista dell’artista che sono riuscito a diventare. Se la parola creatività ci mette in difficoltà non lo fa solo con me e con chi lavora in questo campo. Quindi quale altra parola potremmo utilizzare? Non saprei. In effetti sono figlio della nuova epoca che dal Rinascimento in avanti trasforma anche il senso della missione dell’artista che osa paragonarsi a Dio. L’artista è colui che crea un mondo nuovo. In fondo è questa la mission che ha un vero artista”.

Poi c’è un altro aspetto interessante che è il talento: “C’è anche il genio, ma è una esclusività di pochi eletti. Il talento invece è qualcosa che possiamo avere ma non sapere di avere. Sicuramente è qualcosa che si condivide con gli altri. Ogni tanto mi imbarazza sentire le persone che mi elogiano per come riesco a mettere nero su bianco le loro emozioni. Mi chiedo se ho realmente un talento e non mi do mai la stessa risposta. Faccio molta fatica a inquadrare la situazione in maniera univoca. Posso solo ribadire che quando penso a questi temi lo faccio dal punto di vista dell’artista. Il discrimine è nel nutrimento dell’anima che ci offre la possibilità di crescere”.

Se la musica è fatta di creatività, aiuta anche a sperimentare emozioni e a infilare nel mondo quello che prima non c’era. Cristina ha interrogato Godano sul rapporto tra creatività e commercio. “Due cose mi vengono da dire: sono fermamente convinto che le costrizioni e gli schemi solleticano la creatività mentre la libertà totale ti fa avvicinare al caos. Tutto quello che faccio deve essere all’interno di qualcosa che sia di riferimento per il mio pubblico. Vi invito a non temere le costrizioni, l’artista si impone sempre delle regole. Un processo creativo è sempre la risoluzione di un problema. Quanto al rapporto tra arte e merceficazione, non credo che sia un problema. L’artista desidera non essere vincolato alla necessità di vendere i suoi prodotti, ma penso anche che chi ha la possibilità di esprimersi nel corso degli anni supera questa urgente deflagrazione e si trasforma lentamente grazie all’esperienza. Non sono capace di pensare a una sola canzone che non mi rappresenti e questo significa anche dover accettare delle critiche pur di portare avanti il tuo discorso”.

Quale metodo usa Godano per approcciarsi alle parole? “Le parole sono molto importanti. Non è mai semplice spiegare come si arriva a certe cose. Da un punto di vista comunicativo ebbi un’idea interessante. Quando uscì il nostro primo disco, invitammo la gente con una dicitura che è restata fino all’era di Internet che ha soppiantato la dimensione cartacea, a dialogare via posta tradizionale con noi. Scegliendo una casella postale. E uno dei leit motiv di queste lettere era: tu sei un poeta. Questa cosa mi metteva fortemente in difficoltà e mi spingeva a pormi delle domande. Affermazioni così roboanti mi hanno permesso di acquisire una consapevolezza. Nonostante questo continua a non essere semplice raccontarmi con tutte le mie armi a disposizione. Ho sempre letto molto e appreso da un punto di vista estetico come gli altri scrivevano. Questo mi ha permesso di andare incontro alla consapevolezza della scelta delle parole. Dobbiamo riflettere anche sul fatto di essere incapaci di riportare il proprio pensiero al cento per cento sul foglio scritto. Mi sono appassionato a un grande poeta, Osip Mandelstam, che rende omaggio a Silentium di Tjutcev. E ho riflettuto in un mio testo sull’impossibilità di essere veramente fedeli al proprio pensiero”.

Tra le ragazze e i ragazzi presenti in sala non sono mancate le domande sulla creazione e la scrittura e sul potere terapeutico di quest’ultima che aiuta a tirare fuori le proprie emozioni, anche quelle negative. “Se creare è così bello e utile, perché non c’è un incentivo alla creazione?”, si è chiesta una delle giovani partecipanti all’incontro. “Non c’è bisogno di incentivi. Vi invito a continuare a scrivere”, è stata la risposta di Godano. La riflessione si è poi spostata sull’intelligenza artificiale, su come il sistema di Internet con la sua gratuità abbia modificato la vita e l’azione di un musicista. “La rete e i social sono una gabbia – ha concluso Godano – per uno scopo ben preciso che si chiama il capitalismo della sorveglianza. Tutti noi, ogni volta che facciamo un clik, produciamo un dato che viene analizzato e incorporato per profilarci per il loro business. Non siamo gli utilizzatori della rete, ma gli operai della rete”.

Cristiano Godano - Giffoni Shock (53)

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *