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LA MAGIA IN SALA GALILEO TRA LE NOTE DI BRUNORI SAS E LE EMOZIONI DEI PROTAGONISTI DE “IL PIÙ BEL SECOLO DELLA MIA VITA”

Castellitto ai giffoner: “Cercate nei film ciò che amate e parlatene, conservando l’emozione dello spettatore puro” .

La vita e l’attesa della morte, la ricerca delle proprie radici, un’amicizia particolare e le emozioni vissute scena dopo scena in un mix di risata e pianto in una favola che diventa realtà e viceversa. “Il più bel secolo della mia vita” è tutto questo e i giffoners della categoria +18 hanno vissuto uno tra “i più bei giorni della loro vita”. L’anteprima e poi l’attesa, la magia che si è creata in sala in un incontro-dibattito di Q&A che al #GiffoniFilmFestival migliora davvero il mondo. Anche quando la critica e le domande profonde dei giurati si fanno sottili e impregnano la bellissima atmosfera in Sala Galileo. La proiezione finisce tra gli applausi e l’ovazione di chi ha vissuto il privilegio di esserci insieme ai protagonisti, al regista e a chi ha creato la colonna sonora (Sergio Castellitto, Valerio Lundini, Alessandro Bardani e Brunori Sas): “Il film riesce ad essere credibile in tutto, utilizzando uno degli strumenti narrativi più complessi. Se cercate delle incongruenze realistiche sbagliate – ha sottolineato Sergio Castellitto – perché il film va assunto con la leggerezza con cui è recitato. È una commedia umana divertente e poi parla di morte e della sua attesa. Questa capacità di vedere insieme l’alto e il basso, il bianco e il nero ce l’ha soltanto la favola. E il regista in questo è riuscito in maniera egregia. Le parole della canzone di Brunori poi risuonano come spiegazione emotiva di quello che è successo nel film. Interessante il confronto con questa acutezza di domande”. Poi il consiglio ai giffoner: “Cercate nei film ciò che amate e parlate di quello, di ciò che non vi piace, non ne parlate”. Il rapporto con i genitori, la propria identità, l’affetto per Castellitto “ci sono tanti modi di dire ti voglio bene, mia madre non me l’ha mai detto ma mi ha sempre chiesto se avessi mangiato. Questo era il suo modo per dirmi che mi voleva bene”. Due personalità opposte, quella di Castellitto e Lundini, che si sono intrecciate, creando una vera e propria forza naturale ed emozionante: “Ci siamo molto divertiti e abbiamo anche giocato: si impara molto dai bambini perché quando giocano si divertono, si arrabbiano se non si rispettano le regole. Secondo me Lundini è una sorpresa formidabile nel film perché è stato capace di mantenere la sua personalità non propriamente di un attore tradizionale mischiato a questo incontro. Posso darvi un consiglio in generale? – chiede Castellitto – non dimenticatevi di una cosa: la migliore risposta di fronte ad un film che uno spettatore possa avere è il silenzio. Voi fate domande molto competenti qui. Non perdete mai però l’emozione dello spettatore puro. Davanti a molti film non ho avuto necessità di parlare e di chiedere ma la necessità di stare zitto e di ripensare a quell’emozione che mi era arrivata, fidatevi soprattutto di quella. Quello che conta è la purezza di aver visto quella cosa e se vi ha emozionati o no”. Il regista Alessandro Bardani ha risposto alle curiosità in sala: “Alcune cose non cambiano ma possiamo cambiare noi rispetto alle cose – ha sottolineato spiegando cosa ha rappresentato questo film – qui parliamo di una legge, quella dei 100 anni, alcune cose che noi diamo per scontate come sapere il nome dei propri genitori, sapere chi siamo, 400mila persone in Italia questo diritto non ce l’hanno. Abbiamo cercato di far capire attraverso due personaggi che partono dallo stesso trauma ma diametralmente opposti. Il vecchio che guarda al futuro e il giovane che scava nel suo passato, che ci si è incastrato dentro e non riesce ad andare avanti: abbiamo voluto raccogliere tutto quello che racchiude la vita tra cose quotidiane e particolarità. Mi avete emozionato (si rivolge ai presenti in sala), siete la mia prima platea del mio primo film”. Il film parte dalla legge 184 del 1983 che impedisce ad un figlio adottivo di conoscere il nome di chi l’ha messo al mondo ovvero non permette di risalire alle proprie origini fino al compimento del centesimo anno di età. Nel film tutto ruota attorno a due attori come Lundini e Castellitto: “Si parte dalla sceneggiatura e dalla scrittura e lì ho cercato un equilibrio, srotolando emotivamente una storia attraverso i personaggi. Poi c’è un salto – ha spiegato Bardani – c’è carne, ossa e personalità che partono da quello che c’è scritto ma poi vanno anche oltre trovando un equilibrio nell’insieme che è unico. La fortuna del film è stata incontrare Sergio e Valerio che non solo sono grandi attori ma hanno messo tanto della loro personalità e così dirigere è stato facile perché avevano una semplicità molto complessa che è nata proprio sul set naturalmente arricchendo i personaggi come solo loro potevano fare. La realtà appartiene comunque a questi personaggi: un centenario è già di per sé un tipo fiabesco ma ha tanta vita addosso. Il giovane è un personaggio ossessionato completamente reale e credo che proprio l’incrocio fra stili che mi piace. Questa è la commedia all’italiana che va tra sacro e profano. È nel limbo tra risata e pianto, tra fiaba e realtà e surreale che abbiamo cercato di sviluppare questa storia”. Valerio Lundini si è interfacciato per la prima volta ad un film come “Il più bel secolo della mia vita”: “Nel mio caso è stata la prima cosa che ho fatto non scritta da me e quindi mi sono totalmente fidato di Alessandro e di Sergio. L’alternanza di momenti seri e momenti più divertenti è il pregio principale del film. Ragiono quasi sempre allo stesso modo: non c’è bisogno o urgenza sempre di far ridere qualcuno perché, se poi una cosa è sincera e spontanea, viene da sé che è anche divertente. La vita è così: ci sono momenti buffi e momenti meno divertenti. L’esigenza del film era raccontare una storia e pensiamo di esserci riusciti”.  Le note che accarezzano il crescendo di emozioni del film di Bardani sono quelle di Brunori Sas. “La vita com’è” è il titolo del singolo al quale ha collaborato anche Riccardo Sinigallia: “Sono molto gioioso perché la visione mi ha lasciato una sensazione di pulizia, sarà che ho pianto… il film l’ho visto per intero solo oggi. Sono contento di aver partecipato a questo film. Siamo ad un livello alto. Per usare una metafora culinaria – ha evidenziato il cantautore – è uno spaghetto al pomodoro, una pizza. E non è facile fare uno spaghetto al pomodoro come lo ha fatto Bardani. C’è stata una battuta in particolare che mi ha spinto a pensare alla canzone che è diventata poi un incastro perfetto”.    

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