Identità tra passione, social, creatività e innamoramenti. Successo per il format Whomi di Giffoni in a day

Diceva Herman Hesse che la vera vocazione di ognuno è una sola, quella di conoscere se stessi. E a questa vocazione è stata dedicata una giornata di Giffoni in a day, il nuovo modulo degli storici Movie days, sul tema Whomi, Who am I? Chi sono io? Che cos’è la mia identità? Come incidono i social o un colpo di fulmine, la creatività o una delusione? Sono alcune delle domande su cui si sono confrontati gli alunni degli istituti superiori Galileo Ferraris di Scampia, Piranesi di Capaccio e Tasso di Salerno. Tra clip, giochi, aforismi e simpatiche incursioni di Mr. Quasi, ragazze e ragazzi, stimolati da Andrea Contaldo del team di Giffoni, si sono messi a nudo.

Il mio io è sempre diverso e cambia a seconda delle situazioni che magari ti richiedono di adattarti”, ha spiegato Christian, mentre Gennaro si è fermato a riflettere sul fatto che “ci sono degli eventi che possono migliorarci o peggiorarci, anche se c’è sempre una base forte che rappresenta te stesso e che non si modifica”. La discussione si è incentrata sulle emozioni: “Quando perdo le staffe vedo una persona che non riconosco – ha ammesso Davide – I sentimenti negativi possono influire molto sulla propria personalità”. Al pari delle passioni, ha voluto ricordare Vincenzo: “Seguo corsi di teatro da otto anni e questo mi ha aiutato non solo ad affrontare la timidezza, ma anche a conoscermi meglio. Indossando altre identità, interpretando altri ruoli, ho scoperto tante cose di me”.

C’è un momento preciso in cui ci si ritrova a ragionare sulla propria identità? “Di notte – secondo Giuseppe – Quando la giornata frenetica è ormai alle porte, è lì che resti da solo con te stesso”. Ed è lì che tutto può accadere, compreso il fatto di sentirsi come un funambolo perché “alla nostra età è facile che l’identità rimbalzi da un polo all’altro ed è come sentirsi dentro un terremoto”, ha chiarito Clara. Il rapporto tra identità e creatività ha entusiasmato la platea che ha affollato la sala Truffaut della Cittadella del cinema. “L’esperienza creativa è fondamentale – ha detto Antonella – Fin da piccola mi piaceva scrivere e ancora oggi è la mia valvola di sfogo quando sto male”.

Anche lo sport può diventare un atto creativo, come ricordato da Marlena e Gilda, entrambe appassionate di ginnastica ritmica: “Aiuta a crescere e a cementare la propria identità, perché ti trasmette dei valori e delle regole, a partire dalla disciplina e dal coraggio”. Divertentissimo il momento dedicato al Bazar dell’io, una improvvisata televendita durante la quale ragazze e ragazzi sono stati invitati a commercializzare un aspetto della propria personalità della quale volevano liberarsi. C’è stato Manuel che ha raccontato di volersi disfare dell’indifferenza e di volerla cedere a quanti invece sono schiavi dei loro problemi; Emma e il suo menefreghismo nei confronti delle figuracce, che invece potrebbe essere utile alle persone insicure; Elia in lotta con il suo essere permalosa, un difetto che però può diventare un’arma di difesa per chi non è in grado di reagire ai soprusi.

Effervescente il dibattito sul social dilemma: abbiamo davvero bisogno di ricevere like? Per di più da sconosciuti? “ – il parere di Giuseppe – se non riesci a integrarti con i tuoi amici reali. L’on line può diventare un rifugio se il mondo fuori viene vissuto come una tempesta”. Per Roberta, invece, “i social sono la nostra maschera, sono un filtro tra noi e la realtà”. Gli studenti si sono poi scatenati quando è arrivato di parlare del proprio io innamorato. “Con lui sono stata una persona diversa, ho fatto cose che non avrei pensato di poter fare per farmi accettare”, ha ammesso Maria Irene.

Non è detto che per amarsi bisogna essere simili – ha sottolineato Giovanni – anzi molto spesso le differenze ci aiutano a completarci”. L’amore è un viaggio meraviglioso, ma può trasformarsi in una convenzione sociale: “Non è obbligatorio avere una relazione – ha ricordato Bianca Margherita – benché la società quasi te lo imponga. Eppure non necessariamente abbiamo bisogno dell’altro per definire noi stessi”.

La prima parte della giornata si è chiusa con una clip di saluto affidata al sociologo Domenico De Masi: “Come non può esistere un secchio d’acqua senza acqua, così non può esistere un giovane senza identità – ha detto alla platea – Nessuno è uguale ad un altro essere umano, perché ricordi, desideri, emozioni, conoscenze rappresentano una miscela che è solo nostra. Tanti filosofi hanno ragionato sul tema dell’identità, da Socrate a Platone, fino a Pico della Mirandola che ci ricorda che siamo creatori di noi stessi. Vi auguro di scolpirvi nel modo più felice possibile”.

Il pomeriggio è poi continuato con la guida di Orazio Cerino del team d Giffoni e la visione di Una voce fuori dal coro, esordo alla regia di Yohan Mancache aveva già conquistato i juror della sezione Generator +13 del Giffoni Film Festival 2022 ed aver vinto il Gryphon Award come miglior film. Distribuito da Wonder Pictures, narra una storia familiare che ruota intorno a una forte passione per la musica lirica.

Nour ha quattordici anni ed è l’ultimo di quattro fratelli, tutti più grandi di lui e dalle personalità focose, irascibili, mutevoli. I quattro sono abituati a fare famiglia tra loro da quando il padre è morto e la madre è in coma. I fratelli più grandi si arrangiano tra vari lavoretti, e con l’inizio dell’estate anche Nour viene coinvolto per contribuire all’economia familiare e alla cura della madre malata. Ma un giorno incontra Sarah, un’insegnante di canto che lo coinvolge nel suo corso. Per Nour è l’occasione di scoprire una passione innata che gli viene dai genitori, e per aprirsi a un mondo diverso da quello in cui è cresciuto.

Giffoni in a Day - Whomi - 4 aprile (6)

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