Identità e creatività: Stefano Bartezzaghi si confronta con la platea di Giffoni Shock

“Non è vero che siamo creativi?”. E’ stata questa la domanda che ha caratterizzato la terza giornata di Giffoni Shock, l’evento cofinanziato dal Ministero della Cultura – Direzione Generale Cinema e Audiovisivo come progetto speciale – annualità 2022. Primo ospite del pomeriggio, Stefano Bartezzaghi, scrittore, critico letterario, professore all’Università Iulm Milano e giornalista italiano noto per il suo lavoro nell’ambito dei giochi di parole e degli enigmi linguistici. “Questa esperienza si distacca dal dato immediato della nostra percezione. Quando parliamo di creatività intendiamo una serie di cose molte diverse tra loro, perché la creatività è una quantità di discorsi diversi. Li accomuna la possibilità di distaccarsi dal dato immediato come per un inganno della mente”, ha detto. Creatività, ha sottolineato il direttore artistico di Giffoni Luca Apolito, è una parola che usiamo tutti, ma non esiste una definizione univoca.

Ho pensato tanto a questo. Uno dei primi lavori è stato quando il festival di Sarzana ha chiesto a tutti i partecipanti di dare una definizione di creatività in 140 caratteri. Mi sono fatto dare i tweet e li ho analizzati in aula, all’Università. Ce ne era per tutti. Ognuno provava a spiegare questa gamma di applicazioni. Creatività è la prontezza di creare qualcosa, ma cosa significa? C’è una enciclopedia della creatività fatta dalla Colombia University, ad esempio. Il nome creatività nell’uso odierno è nato nel 1950 con la cultura di massa e la grande diffusione dei media. Abbiamo avuto urgenza di elaborare una parola che ora cerchiamo di inseguire nei diversi usi che ne sono stati fatti. Tra gli anni Sessanta e Settanta assume una connotazione vicina alla ribellione, un andare contro il sistema. Invece negli anni Ottanta i pubblicitari si appropriano di questo vocabolo dandogli un altro valore anche nell’ambito della moda – ha detto l’esperto – Ho scritto anche molte cose contro la creatività, che secondo me è essenzialmente una mitologia sociale della cultura di massa. Inizio a pensare che invece c’è qualcosa di prezioso da conservare all’interno della creatività. Istintivamente sappiamo che creatività ha a che fare con il nuovo. Ciò che rende equivoca la parola è la quantità di campi a cui viene applicata. Non c’è un settore dell’attività umana in cui non si possa essere creativi”.

Ma esiste un distinguo tra creatività e creazione artistica? Assolutamente sì, ha commentato Bartezzaghi. “Al di sotto c’è una creatività filosofica e epistemiologica. Gli scienziati sono creativi. Poi c’è la tecnologia. Voi vivete in questo mood. Prima ho visto diventare star i manager, poi gli stilisti e infine i produttori di software come Steve Jobs”.

Il discorso della creatività è legato anche al tema dell’identità che è uno degli argomenti su cui Giffoni ragiona ormai da tempo. “Come si fa a giudicare la creatività – ha continuato Bartezzaghi – Mi pare che l’importante sia come ci fa sentire, come fa sentire chi è dentro quel discorso. Diventa una sorta di autodiagnosi e di empatia con noi stessi. Che cosa determina, invece sul piano generale? Credo che questa sia la vera domanda”. Vittoria ha poi voluto raccontare la sua esperienza, un travestimento con una scritta “persona banale”. “Io mi sento creativa e gli altri me lo riconoscono. Un giorno gli amici parlavano di me in questi termini e mi ha lusingato molto. La creatività è in un attimo. Va allenata, va coltivata, si dice. Ma è una forma di mercificazione, a mio avviso. Io ritengo che l’aspetto bello della creatività è l’illuminazione e da questo punto di vista vorrei restare una creativa spot per non cadere nella banalità”.

“La creatività ha a che fare con l’evoluzione – ha concluso Bartezzaghi – Una volta Umberto Eco ha detto che i bisogni fondamentali degli uomini sono mangiare, dormire, amare, giocare e chiedersi perché, che è una nostra esclusiva. E’ la domanda di conoscenza di Dante. Nel chiedersi il perché no c’è la fonte della creatività. Tutte le volte quando ci immaginiamo il mondo in un assetto diverso da quello che è, lì siamo creativi perché ci stiamo immaginando il mondo possibile”.

Cristiano Godano - Giffoni Shock (53)

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