Giffoni Food Show 2026 #4

Nella cornice del trecentesco convento di San Francesco, tra gli affreschi e le architetture dai tratti gotici, si è consumata la quarta giornata del GIFFONI FOOD SHOW. I 60 Food Ambassador hanno incontrato l’assessore regionale all’Agricoltura, Maria Carmela Serluca. Un’opportunità di scambio tra generazioni e tra punti di vista convergenti nel mondo dell’enogastronomia. «Riconoscente per avermi invitato a questo momento – ha detto Serluca, per l’occasione insignita dell’Impact Award – Mettere insieme quelle che sono le eccellenze di questo territorio, la mozzarella di bufala, la nocciola, permette di valorizzarle in occasione del Festival. La presenza dei ragazzi significa investire nel futuro, permettergli di conoscere il territorio. Magari, venendo da tutte le parti d’Italia, essendo così giovani, gli rimarranno impressi l’esperienza che hanno fatto e i prodotti che hanno potuto assaggiare e utilizzare nelle masterclass organizzate al convento». L’assessore ha assistito ai workshop e alle cooking class, in dialogo con i giovani presenti ai fornelli, prendendo parte ai dibattiti e agli assaggi prelibati offerti dal pizzaiolo Alessandro Della Monica. Si parla di cibo, dunque anche di turismo e promozione territoriale, sull’onda strategica dell’impennata di presenze di visitatori in Campania. «Su questo dobbiamo puntare, perché abbiamo paesaggi meravigliosi – ha continuato Serluca – Oggi quello che si cerca non è soltanto una vacanza, ma un’esperienza. E noi qua abbiamo tanto da poter offrire ai nostri turisti. Certo, quando si va in un posto e si mangia bene, ci si ritorna sempre volentieri. I migliori ambasciatori sono proprio questi ragazzi. Poi unire gastronomia e cinema, credo sia stata un’intuizione brillante. I ragazzi erano davvero molto curiosi di conoscere, di capire. Mi ha colpito il fatto che si siano messi a preparare insieme al maestro pizzaiolo, chiedevano informazioni sui prodotti, su come fosse meglio utilizzare un ingrediente piuttosto che un altro. C’era davvero tanto interesse. E noi abbiamo il dovere di coltivare questo interesse per il bene dei territori. Inoltre ricordiamoci che erano impegnati in una masterclass sulla pizza e che l’arte del pizzaiolo è stata dichiarata patrimonio immateriale dell’UNESCO. Quale migliore occasione per far conoscere ai giovani come si crea la pizza, con quali prodotti e incuriosirli anche sulle modalità? Questo significa trasmettere i saperi».

Tra i giovani Food Ambassador presenti a lezione, tre hanno voluto raccontare la propria esperienza. Margherita Fazi, 31 anni, una grande passione per il cibo e la voglia di mettersi in gioco. «A me piace mangiare bene e quindi anche studiare come vengono prodotti i piatti – ha spiegato – Infatti ho seguito un corso da chef e un corso da pizzaiolo. Questa era l’occasione perfetta per mettere in pratica tutte le conoscenze acquisite. Vedere le mani in pasta del pizzaiolo che ci ha spiegato le varie tecniche, per me è stato come avere un confronto immediato». Loretta Marino, 28 anni, nella vita invece si occupa di moda. Cibo e dress design, un connubio perfetto per i due percorsi basati su stile e creatività. «Mi piacciono molto i colori, mangiare un buon piatto colorato è tipico della dieta mediterranea – racconta Loretta – Nonostante lavorare nel campo della moda sia una cosa diversa, a unire questi mondi c’è sempre un concetto di manualità: anche in cucina ci vogliono pazienza e passione. Oggi il pizzaiolo, ci ha mostrato come cucinare la sua ricetta per la pizza “al padellino”. Adoro scrivere, quindi non solo apprendo dagli altri, ma annoto tutto quello che ascolto di una ricetta; mi sono trascritta il processo. Ha spiegato come fare gli impasti e ha parlato della “maglia della croccantezza”, riferendosi poi alle percentuali di grammi e a come calcolarle. Per la sua ricetta, impasta in due fasi di circa 6 ore. Ha parlato molto della gestione dell’impasto che determina una migliore digestione. Ha parlato della maglia glutinica, ovvero della ragnatela che si vede quando si apre l’impasto, di prefermentazione e mantenimento, di reazione meccanica.

Il più piccolo del terzetto ha 19 anni. Giuseppe Pisapia non sa cucinare, ma tutto parte da questa piccola mancanza. «Vorrei iniziare – ammette – Penso sia una cosa importantissima per tutti i giorni e per essere indipendenti. Lo faccio per avere più libertà e scegliere cosa mangiare, invece di comprare cose confezionate. Le poche volte che mi sono cimentato ai fornelli mi sono divertito e ho deciso di seguire il Giffoni Food». Studente di informatica a Fisciano, abbina numeri, informatica e cucina. «In entrambi i casi si tratta di seguire istruzioni per avere una ricetta o un codice, è un po’ la stessa cosa. La cucina certo è anche un po’ l’arte di arrangiarsi, per questo è affascinante. In particolare oggi mi ha colpito il fatto che il pizzaiolo fosse un grandissimo formatore. Ci ha spiegato come l’impasto scenico non debba per forza essere utile e buono: lui cucina perché il cibo deve essere funzionale per il cliente. Abbiamo assaggiato due pizze: una con la mousse di ricotta, scorza di limone, alici e pomodorino; l’altra con ricotta, mozzarella e nocciola».
Teoria e assaggio, conoscenza e sana alimentazione. Il percorso che vivono i giovani Food Ambassador prevede un’attività esperienziale completa. Margherita, Loretta e Giuseppe ne sono convinti. «Alla fine la cucina è anche tecnica, esperienza – confermano – A forza di tentativi si riesce ad acquisire il metodo. Se non entri in campo non lo assorbi, bisogna sporcarsi e mettere le mani in pasta; così si arriva ad apprendere quella manualità che ti porti dietro nei vari piatti che farai in futuro. È importante degustare, ma anche conoscere quel che si mangia. Attraverso questa iniziativa di Giffoni possiamo comprendere quel che c’è dietro al cibo: un buon modo per guardare e gustare con una nuova consapevolezza».

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *