Giffoni e il Festival delle comunità pensanti, all’Università di Salerno suggellata la partnership

Emozionante incontro di presentazione dell’evento che si terrà a luglio in Irpinia. Conversazione tra il direttore Gubitosi ed il giornalista Marco Damilano: “Bisogna saper superare i propri limiti, essere in grado di stupirsi sempre e non essere soddisfatti mai”

Una partnership importante, quella tra Giffoni ed il Dipartimento di scienze umane, filosofiche e della formazione dell’Università degli Studi di Salerno ed in particolare quella con la Cattedra UNESCO Generative Pedagogy and Educational Systems to Tackle Inequality, una delle sole due riconosciute in Italia. Un appuntamento di grande rilievo, quello presentato presso il Teatro dell’Ateneo, il Festival “Pedagogia Generativa e Comunità Pensanti“ che si svolgerà dal 5 al 7 luglio prossimi presso la suggestiva Abbazia del Goleto di Sant’Angelo dei Lombardi. Una conversazione profonda e ricca di emozioni, quella tra il fondatore di Giffoni, Claudio Gubitosi, ed il giornalista e scrittore Marco Damilano, in un teatro stracolmo di studenti. 

A fare gli onori di casa la professoressa Emiliana Mannese che del festival, alla sua prima edizione, è ideatrice, docente Ordinario di Pedagogia Generale e Sociale. Al centro della giornata di presentazione un tema che è anche un manifesto, le comunità pensanti, luoghi e non luoghi che esaltano il pensiero e valorizzano empatia, rispetto, coesione, integrazione.

Tra i partecipanti anche la professoressa Paola Aiello, direttrice del Dipartimento di scienze umane, filosofiche e della formazione dell’Unisa. Con lei Rosanna Repole, sindaco di Sant’Angelo dei Lombardi e presidente del Progetto Pilota Città dell’Alta Irpinia.

“Sono grata – ha dichiarato la sindaca Repole – alla professoressa Mannese che ci ha coinvolto in questa iniziativa. Quelli di oggi sono momenti preziosi perché ci danno l’opportunità di incontrare persone con cui abbiamo condiviso un pezzo di strada. Faccio riferimento a Claudio Gubitosi che è stato l’ideatore di un progetto che si capiva dall’inizio sarebbe stato un successo internazionale. Ci muoviamo su di un’area interna che, secondo gli obiettivi della Snai, doveva diventare punto di forza del Mezzogiorno. Così ancora non è e stiamo lavorando per questo ma per raggiungere questo obiettivo è necessario che questa idea diventi patrimonio comune, in particolare dei giovani. Perché ci siano comunità pensanti è necessario che ci sia partecipazione democratica e il protagonismo delle nuove generazioni”

Il Festival dell’Abbazia del Goleto avrà anche una sua summer school che sarà coordinata dalla professoressa Maria Grazia Lombardi che ne ha illustrato finalità e modalità di svolgimento. “E’ una delle azioni – ha detto – di questo splendido festival e vedrà la partecipazione di venti ricercatori ed assegnisti provenienti da tutta Italia che saranno accolti in questo luogo magico che ci è sembrato sin dal primo momento potesse ricongiungere l’uomo alla natura. Proporremo un’esperienza generativa che rappresenterà un ponte tra pensiero e territorio”.

“Sono molto emozionata – ha dichiarato la professoressa Mannese – perché oggi abbiamo con noi Damilano e Gubitosi che sono due comunità pensanti e si caratterizzano per la loro capacità di visione e per lo sguardo lungo sulle cose. Gubitosi è la storia della cinematografia e l’architetto dell’immaginazione. Tutte le azioni culturali più significative che ci sono state in Italia nell’ultimo mezzo secolo lo vedono protagonista. Le comunità pensanti, infatti, sono luoghi o non luoghi dove l’essere umano decide di stare per costruire la sua idea di mondo. In questo la cultura ha un ruolo fondamentale come è accaduto nel nostro Paese in termini di evoluzione e per i processi di cambiamento dei nostri territori”.

La magia, lo stupore, l’empatia sono alcuni dei concetti sviscerati da Claudio Gubitosi nel corso del suo intervento di fronte ad una platea di studenti e studentesse di pedagogia, di educatori ed educatrici, di coloro che avranno la responsabilità della formazione delle nuovissime generazioni.

Anche Giffoni è una comunità pensante, un centro dell’entroterra salernitano che ha saputo aprirsi al mondo. “Ho fatto violenza – ha detto Gubitosi – al mio paese che trascorreva la sua vita di comunità in maniera tranquilla, ma senza la collaborazione della mia comunità non potevo realizzare quello che poi abbiamo fatto. Ho bussato alle porte di tutte le famiglie di Giffoni. Per realizzare le prime edizioni ciascuna famiglia mi ha donato mille lire. La risposta è stata positiva e questa è quella che io definisco la comunità operante. Che è composta da decine di migliaia di collaboratori perché ciascuno ha un ruolo e nel novero ci sono i genitori, i nonni, tutti coloro che danno il proprio contributo per il successo delle nostre attività”.

Mai essere soddisfatti, mai sentirsi arrivati, scompaginare gli equilibri, sovvertire le regole, è quello che Giffoni fa per superare i propri limiti: “Abbiamo oltrepassato le montagne che circondano Giffoni – ha aggiunto Gubitosi – che rappresentano un limite. E’ un viaggio che non finisce mai per diffondere all’esterno quello spirito che è dentro Giffoni e che ha conquistato il mondo”.

Alla base c’è l’aspetto culturale, ma per Gubitosi il risvolto della cultura è il sociale. Il prossimo obiettivo per coltivare altro stupore? Il Campus dedicato al mondo dell’audiovisivo. “E’ un altro – ha detto il fondatore di Giffoni – dei progetti che vorrei realizzare con l’obiettivo di creare nuova occupazione giovanile”.

Un consiglio ai ragazzi? Gubitosi non ha dubbio: saper distruggere ciò che si è fatto, farsi tormentare dal dubbio, dalla curiosità e dal non sentirsi totalmente appagati. Lo stupore è spesso il motore di tutto, ma anche il rispetto degli altri come strumento di crescita collettiva, come una comunità pensante fa e deve fare.

Il cambiamento e l’esigenza di sovvertire l’ordine delle cose al centro dell’intervento di Marco Damilano: “Per cambiare – ha detto – serve tenacia. E’ necessaria determinazione. E bisogna rovinare qualcosa, rovinare la propria comunità, rinunciare a qualcosa, al proprio tempo. In questo senso l’Italia è un Paese dove ci sono grandi risorse con esperienze poco visibili ma molto diffuse. A questo risponde la rete dei nostri Comuni che ne rappresentano un’ossatura importante e che sono una vera e propria infrastruttura democratica. Mi lascio stupire dai luoghi del nostro Paese perché sono luoghi di contaminazione, di condivisioni, luoghi in cui le montagne vanno oltrepassate ed il mare va attraversato e superato. Ma l’Italia resta il Paese in cui si possono fare le cose con immutato stupore”. E non è poco. Un Paese su cui ancora scommettere e che ancora sa sorprendere.

Ad impreziosire la giornata i contributi musicali di grande suggestione del Sea Quartet introdotti dal maestro Antonella De Vinco direttore artistico dell’Associazione Musicale Internazionale “Arturo Toscanini” che hanno fornito una piccola anticipazione di quello che a luglio si potrà vivere al Goleto, perché la musica è uno strumento utilissimo per creare e sedimentare comunità pensanti.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *