“Diventate partigiani di una nuova resistenza contro il razzismo”. Marilena Umuhoza Delli alla platea di Giffoni Shock

Primo ospite dell’ultima giornata di Giffoni Shock, l’evento cofinanziato dal Ministero della Cultura – Direzione Generale Cinema e Audiovisivo come progetto speciale – annualità 2022, è stata Marilena Umuhoza Delli, fotografa, autrice, regista e attivista per i diritti umani, conosciuta per il suo impegno nel promuovere la consapevolezza sulla questione dei rifugiati e sulla necessità di accoglienza e integrazione. Nella Sala Blu della Multimedia Valley, Marilena ha incontrato gli studenti del liceo Bruno di Arzano, del liceo De Sanctis di Salerno e dell’istituto Gian Camillo Glorioso di Giffoni Valle Piana.
Partendo dal suo ultimo libro, “Lettera di una madre afrodiscendente alla scuola italiana (People), la giornalista ha accompagnato ragazze e ragazzi in un viaggio attraverso la scoperta delle pagine più buie del colonialismo e del razzismo. “Il saggio parte da una urgenza di mettere nero su bianco la mia esperienza di bambina razzializzata cresciuta sui banchi di scuola italiana. Mia madre è del Ruanda, mio padre del bergamasco. Un pomeriggio mio figlia era tornata a casa da scuola in lacrime e io le ho chiesto il perché. Lei è in genere molto positiva, ma quella volta era triste e mi ha detto: mamma ma la nonna mangia le persone? Perché a scuola stiamo preparando un musical in cui i due protagonisti in Africa incontrano altri bambini e noi dobbiamo inseguirli e minacciarli di mangiarli prima di metterli dentro un pentolone – ha raccontato – Sono rimasta in silenzio, sono tornata indietro di trent’anni quando c’erano i cori razzisti dei miei compagni e mi tagliavano fuori dai giochi nell’indifferenza degli insegnanti. Poi le ho detto ridendo, la nonna non mangia neppure i latticini, figurati le persone. Ho dovuto ricostruire un lavoro di sei anni distrutto in poco da una insegnante. Volevo che fosse orgogliosa delle sue radici e della bellezza del mondo”.
Il focus di Marilena è partito dal XIX secolo, quando Francesco Crispi decide di invadere il Corno d’Africa. L’iconografia rappresentava le donne africane come merce, come un pacco, promuovendo immagini esotiche. L’idea che bianco è meglio che nero era la mission da perseguire attraverso riviste e fumetti. Si arriva poi alle leggi razziali del 1938. Il capitolo più interessante affrontato dalla giornalista è sttao quello degli zoo umani, uno dei quali presente a Napoli negli anni Quaranta e dei partigiani neri della banda Mario, che sono morti per difendere il territorio italiano. Dal fascismo si è poi passati all’analisi di una serie di pubblicità stereotipizzate e razziste che hanno accompagnato la nostra visione fino a pochissimi anni fa.
“L’Italia è razzista? Come si manifesta il razzismo in Italia? – ha chiesto Marilena alla platea – C’è ente Lunaria che monitora il razzismo. La legge sulla cittadinanza è il picco del razzismo in Italia. Ci sono migliaia di giovani che non possono fare concorsi, gare agonistiche, votare, gite all’estero. L’Italia continua a finanziare i lager libici dove la gente viene torturata e uccisa. Per non parlare delle microaggressioni: forme narcotiche del pregiudizio che si esprimono attraverso frasi apparentemente innocue”.
I ragazzi hanno apprezzato molto il video in cui Elvira Banotti risponde a tono ad Indro Montanelli in merito al racconto della sua sposa africana di appena dodici anni. “Sono cose sconvolgenti – ha detto Paola – che non avrei mai immaginato”. Per Eleonora, attivista, “l’incontro è stato sorprendente, perché benché mi informi molto, non ero conoscenza di almeno la metà dei temi che sono stati affrontati, a partire dagli zoo umani”. Tammaro ha voluto ringraziarla pubblicamente: “Grazie a te ho aperto gli occhi, non sapevo tane cose che mi hanno stupito. Quello che più mi ha colpito sono le varie aggressioni sfociate nella morte”.
Alla platea Marilena ha detto: “Nasciamo e cresciamo in un sistema che regala privilegi ad alcune persone e li nega ad altri. E’ necessario diventare alleati. Occorre capire che il razzismo è sistemico, questo significa opportunità di crescita per costruire insieme qualcosa di concreto. Bisogna confrontarci con le emozioni ed uscire fuori dall’individualismo. Resistere come i partigiani, diventare da soggetti passivi a protagonisti attivi. Ognuno di voi può farlo”.
Non è vero che ci piacciono gli altri è il tema affrontato nel pomeriggio con gli studenti dell’Accademia di Belle Arti di Napoli insieme al direttore artistico di Giffoni Luca Apolito. “Non è vero che ci piacciono gli altri? E’ una domanda che suscita in me un sacco di emozioni, Sono cresciuta sentendomi sempre fuori posto. Quando ero piccola sono sempre stata l’unica bambina nera a scuola. Bisognerebbe smantellare l’idea che non ci piace il prossimo, bisognerebbe connettersi di più e smettere di voler piacere necessariamente a chi incontriamo. Sentirsi diversi vuol dire avere a che fare con una volontà di migliorare. Ho avuto disturbi alimentari, volevo essere invisibile, ho sofferto di depressione e ci sono persone intorno a me che si sono anche suicidate. Questo deve farci riflettere”, ha detto Marilena.
La giornalista ha poi affrontato il tema del tokenismo: l’utilizzo di un simbolo in un quadro con lo scopo di sembrare inclusivi. E’ quello che si manifesta quando persone afrodiscendenti, ma non solo, vengono invitate nei talk televisivi per affrontare solo determinati argomenti, come il razzismo o l’emigrazione.
Una ragazza dal pubblico ha denunciato il fatto che siamo spaventati dal diverso. “Sono stati la politica e i media a trasformare questa paura in una vera forma di razzismo”, ha detto. “Questo si può prevenire – ha risposto Marilena – Le scuole hanno una grandissima responsabilità. Bisogna agire fin da subito per decostruire il linguaggio mediatico e per normalizzare l’universalità delle emigrazioni. E’ una cosa del tutto naturale, fin dall’antichità le persone erano portate a spostarsi in determinati contesti. Grazie a queste migrazioni l’umanità è cresciuta”.

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