Da TOY STORY a INSIDE OUT, per i Generator +18 un workshop sul sistema Pixar

Il professor Christian Uva spiega la centralità del tema dell’identità nella produzione della casa di produzione cinematografica statunitense.

Christian Uva conquista i giffoner +18 con un workshop sul Sistema Pixar. Il docente dell’università Roma Tre traccia la storia, fin dalla sua nascita e attraverso i suoi fondatori, della Pixar, la casa di produzione cinematografica statunitense specializzata in animazione digitale. “La Pixar – precisa – non è solo società di animazione, è un marchio diventato un brand negli anni”. Da Toy Story a Cars, da A Bug’s Life a Monsters & Co, fino ad arrivare a Inside Out 1 e 2, Uva analizza alcuni dei personaggi soffermandosi sulla loro identità. O, meglio, sulla centralità del tema dell’identità nella produzione della Pixar.

Abbiamo a che fare – dice il docente parlando dei diversi personaggi della Pixar – con creature inorganiche a cui sembra che l’uomo abbia regalato la propria umanità. È interessante – sottolinea – che la Pixar porti avanti una costante riflessione sulla identità e la vita di un mondo altro, un mondo fatto di macchine, giocattoli, robot. Il mondo della Pixar è dominato da antropomorfismo e animismo, è un mondo in cui a dominare la scena non sono gli animali ma gli oggetti”. Due le riflessioni: da un lato, questo puntare sugli oggetti porta a “un forte coinvolgimento della dimensione del merchandising”. Dall’altro, tornando alla centralità dell’identità, spiega: “Se la Pixar si interroga sulla natura dei propri personaggi e ne fa il cuore delle sue narrazioni, c’è una componente filosofica che ci porta le domande primordiali del chi siamo, da dove veniamo, cosa facciamo. Tutti i personaggi della Pixar, in particolare di Toy story, portano avanti riflessioni identitarie”. Il tema dell’identità, a vario livello, è “centrale nella Pixar fino a Inside Out 1 e 2”. Non solo: tra la proiezione di una scena e l’altra di Toy story e di Inside Out, il docente fa notare come nel cinema della Pixar ci sia “l’idea della nostalgia. È vero che il suo cinema guarda al futuro – spiega – ma è anche vero che si tratta di un cinema che spesso vagheggia e mette in evidenza un mondo vintage”.

Il professor Uva evidenzia altri due elementi: il fatto che quello della Pixar sia “un cinema stratificato: i suoi film funzionano per bambini, ragazzi ma anche per adulti”. E, ancora, facendo riferimento ancora a Inside Out, sottolinea come la Pixar “rifletta su stessa”. Infatti, “Inside Out è un film sule emozioni. Non solo: le emozioni sono la materia prima che il pubblico usa quando va in sala o a cui il regista deve saper lavorare. Anche il franchising di Monster – fa notare – si giocava su emozioni come la paura, la gioia”. Insomma, “al cuore di tutto c’è l’emozione. Forse è per questo che questo franchise sta ottenendo tutto questo successo”. E conclude: “A mio avviso, con Inside Out 2 la Pixar è tornata a fare la Pixar”.

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