BARRY & ME: IL LEGAME CHE REGGE A TUTTO

Una storia fatta di immensa amicizia e di legami profondi: il destino mette sulla stessa strada le anime affini, per far sì che si supportino a vicenda, in un percorso di crescita che sembra delle volte scritto in precedenza.

La storia di “Barry & Me”, film in concorso per la categoria Elements +10 del #GiffoniFilmFestival 2026, parla proprio di questo­: un’amicizia che trascende il linguaggio, fatta di fiducia e sentimenti proiettati nel cuore delle Alpi svizzere, alla fine del 1700. La narrazione vede come protagonisti Georg, ragazzino che si ritrova bloccato con i monaci sul Passo del Gran San Bernardo, dopo essere stato abbandonato in un’infermeria di montagna. In questo nuovo luogo, freddo e silenzioso, il protagonista incontra un piccolo cucciolo di San Bernardo, salvandolo da morte certa. Comincia ad addestrarlo in segreto e tra i due nasce un legame indissolubile. Col tempo i monaci si accorgono dell’intelligenza di Georg e gli concedono l’opportunità di studiare. Ma per i due amici non sarà tutto rosa e fiori: sul loro cammino arriveranno ostacoli e malintenzionati, che proveranno a distruggere la loro coesistenza.

Il film non punta ai grandi colpi di scena, ma ad un’emozione genuina, valorizzata dagli spettacolari paesaggi alpini e da una fotografia che rende la montagna una presenza costante e quasi viva.

Il film ha emozionato tanto i #giffoners presenti in sala che hanno partecipato al dibattito col regista Markus Welter e il direttore della fotografia Marco Barbieri.

“Dove hai trovato l’ispirazione per il film?” – chiede Gianmarco.

Welter ha risposto: “L’ispirazione per il film è Barry stesso, che è un po’ un’icona nazionale in Svizzera. Inoltre volevamo raccontare oltre la storia di Barry, anche quella dei bambini che attraversavano le Alpi.”

“Di che razza è il cane? È davvero molto intelligente” – ha chiesto Teresa

Welter ha risposto svelando un piccolo dettaglio: “Il cane è un gran San Bernardo, ma non è uno solo: per girare il film abbiamo usato ben 22 cani. Il più grande di tutti pesa 95kg”.

Ha in seguito preso parola Matilde: “Come collegate il tema di Giffoni di quest’anno con il vostro film?”

Welter ha prontamente risposto: “È una bellissima domanda, penso che vediamo l’impossibile già dall’inizio. Lui e suo fratello puntano all’impossibile: crearsi una vita migliore fuori dalla Svizzera, che al momento era in una situazione difficile perché bombardata. Loro arrivano in Italia sapendo solo che li c’è il mare, l’oceano, i pesci. Non conoscono neanche la lingua. Ma alla fine Georg riesce addirittura ad avere la possibilità di diventare insegnante, un privilegio che al tempo spettava solo ai ricchi, nonostante lui fosse povero.”

Una domanda diversa è partita da Sofia, rivolta al direttore della fotografia: “Il direttore della fotografia si occupa solo delle foto o anche delle riprese con il regista?”.

Barbieri ha risposto: “Mi occupo anche della luce, anche quella ha la sua importanza. Il buio, la luce più chiara, più scura ecc. sono tutti dettagli fondamentali per la resa finale”.

Il film ha emozionato tanto e ciò si è riflettuto tanto sul dibattito, che è stato molto sentito da ambo le parti: toccante in tutto e per tutto, la storia ha elogiato l’importanza di un legame di amicizia, elevando il concetto stesso ed evidenziandone la bellezza.

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