ACI incontra Giffoni Minardi, Isola e Giammaria si raccontano ai giovani

Valori, motorsport, Ayrton Senna, storia d’Italia: è stato un fiume in piena l’incontro organizzato ieri pomeriggio in Sala De Masi al Giffoni Film Festival con l’imprenditore e uomo di sport Gian Carlo Minardi, fondatore del team omonimo, consulente di Aci Sport e supervisore della Scuola Federale Aci Sport, che ha calcato il palco festivaliero insieme al direttore generale di Aci Sport S.p.A. Mario Isola (manager dalla grande esperienza nel settore sportivo Pirelli in Formula 1) e il pilota e manager Raffaele Giammaria, direttore della Scuola Federale ACI Sport.
«È la prima volta che vengo al Giffoni Film Festival – ha detto Mario Isola – trovarsi qui è stata un’esperienza interessante. Durante l’incontro avuto con i ragazzi, mi hanno colpito le tante domande che hanno fatto, non assolutamente scontate, il loro interesse per un futuro nel motorsport, che non vuol dire essere solo pilota, ma anche avere la possibilità di costruirsi una carriera. Bello vedere così tanti giovani». Filo conduttore dell’incontro è stato il motorsport, definito da Isola come «un mondo di appassionati, complicato, dove c’è della tecnologia e uno sviluppo continuo, ma è anche una tecnologia che poi viene resa disponibile al mondo per la sicurezza stradale. È un mondo pieno di sfaccettature diverse: a volte si pensa al motorsport come Formula 1, ma ci sono i rally, c’è lo slalom, ci sono le corse sulla terra, sulla neve. Io prima di questo mio attuale ruolo sono stato una trentina d’anni in Pirelli, 15 anni a fare la Formula 1 e ho incontrato ingegneri, meccanici, addetti stampa, persone che lavoravano nel marketing, professionisti di tutti i tipi che sono italiani e che hanno seguito dei percorsi di crescita in Italia». Poi il dibattito si è spostato sulle Pari opportunità e sulle donne nel motorsport. «C’è un progetto FIA che si chiama Women in Motorsport che deve essere declinato anche in Italia – continua Isola – Dobbiamo essere più sensibili ai temi di sostenibilità, avere più attenzione alle disabilità in tutte le loro forme, sia per portare i disabili nei circuiti, sia per offrire delle esperienze. Vogliamo potenziare la Scuola Federale per costruire i talenti del domani».
Ad affiancarlo, una leggenda dello sport italiano, Gian Carlo Minardi, pilota, manager, costruttore, fondatore del Team Minardi, uno che ha fatto la storia dello sport in Italia e nel mondo. «Beh, direi che il mio percorso mi è servito tantissimo soprattutto per l’attività che sto facendo in questi ultimi 20 anni insieme ad ACI Sport, alla Scuola Federale, perché abbiamo messo insieme un know-how in Formula 1, poi in Formula 2, che mi permette di dare una grossa mano a Raffaele Giammaria e ai suoi collaboratori, tra cui scegliere i piloti da portare il più avanti possibile. Come Scuola Federale ci siamo fatti un nome, un’autonomia dove tutte le academy ci guardano con interesse. Questo è positivo perché adesso abbiamo parecchi piloti che fisicamente sono preparati, mentalmente e tecnicamente hanno la possibilità di guidare vetture di un certo livello. Ai ragazzi del Giffoni ho parlato a 360 gradi di me e della mia storia, rispondendo a domande molto intelligenti, anche diverse da quelle che normalmente mi vengono fatte». Minardi ha raccontato la sua attività nei 21 anni di Formula 1 e 340 Gran Premi, del rapporto con Ayrton Senna, che considerava suo fratello minore. «Ho conosciuto Ayrton perché sono andato a vederlo, come faccio normalmente ancora oggi sui campi di gara, un giovane pilota che subito aveva attirato la mia attenzione. Lui aveva degli altri programmi ben precisi, ma in merito alle proposte che gli avevo fatto lui ha sempre detto “sarò riconoscente a te perché sei stato l’unico ad offrirmi un posto e dei soldi e non a chiedermene”. Ricordo il ’93, il famoso anno sabatico, quando aveva litigato con Ron Dennis, Prost era andato in Williams e la McLaren aveva un motore non ufficiale per la prima volta nella storia. L’ho aiutato, da fratello maggiore, a non smettere. Quell’anno lì vinse 5 Gran Premi e ha fatto un sacco di punti. Incredibile». Una vicenda quella di Gian Carlo Minardi che affonda le radici nella storia d’Italia. «Sono nato in mezzo alle auto, la mia famiglia dal ’26 fino al 2000 ha avuto la concessionaria FIAT – ha detto Minardi – Mio padre quando sono nato io nel ’47 fece la Scuderia del Giglio, che allora era la Formula 3, addirittura creò un motore 6 cilindri in linea che poi diventò 6 cilindri Ferrari, perché era fatto insieme all’ingegner Lampredi. Per cui io sono cresciuto in questo mondo, ho sognato di fare il pilota, alla seconda terza gara mi sono reso conto che non sarebbe stata la mia strada e sono passato all’altra parte della scrivania». Tante le domande dei giffoner sul mondo motorsport, sognando di guidare una macchina nei circuiti mondiali o di far parte dei team dei Granpremi. Ma non solo. «Ci hanno chiesto quale potrebbe essere il percorso ideale, per arrivare ad essere un pilota professionista – racconta Raffaele Giammaria – abbiamo discusso di karting come palestra iniziale, per poi fare tutta la trafila. L’Italia è la patria del karting: abbiamo tantissimi costruttori di telai, motori, gomme, nonché le piste tra le più belle. Il sogno di tutti è la Formula 1, ma il mondo del motorsport non è solo questo, ci sono delle categorie che stanno affacciandosi nel panorama delle corse professionistiche, come ad esempio l’Endurance. In particolare abbiamo parlato di valori, del rispetto delle regole. Abbiamo trasmesso un messaggio positivo e fatto conoscere delle sfaccettature del nostro mondo che solitamente non vengono viste». Ma quali sono i valori fondamentali che contraddistinguono un bravo pilota? «La capacità di mettersi sempre in discussione – chiosa Giammaria – Manca attualmente in tanti giovani, che molto spesso vogliono la vita troppo semplice. Un giovane di oggi ha poca voglia di andare a individuare determinate situazioni, a scoprirle, a lottare. Questo ha portato una certa pigrizia, un impigrimento dei giovani che non sembrano avere quel sano timore riverenziale nei confronti di chi ne sa più di te. Invece chi ancora oggi riesce ad approcciare alla vita e allo sport con un atteggiamento umile, ha un qualcosa in più rispetto agli altri. A questi ragazzi diciamo di crederci sempre, non dare nulla per scontato e impegnarsi al massimo perché ci sono delle cose impossibili, ma molte delle cose che sono impossibili, alla fine, con l’impegno, il sacrificio e la dedizione si possono raggiungere».

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